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4 Aprile 2025
Meloni spiazzata si allinea alla Ue. Ma «no alle ritorsioni»
4 Aprile 2025Nel mondo dei dazi
Nonostante definisca «sbagliata» la scelta di Trump, la premier rassicura le imprese: continueremo ad esportare negli Usa Mattarella chiede una «risposta compatta» dell’Ue, ma la leader FdI apre un fronte con Bruxelles: controdazi non servono
«Penso che la scelta degli Stati Uniti sia sbagliata, non favorisce né l’economia europea, né quella americana. Ma penso anche che non dobbiamo alimentare l’allarmismo che sto sentendo in queste ore…». Alle otto di sera, la premier Giorgia Meloni prova a tirare le somme di una giornata fra le più complesse della sua esperienza di governo, trascorsa nel “bunker” di Palazzo Chigi, dopo aver annullato tutti gli impegni, a confrontarsi coi suoi ministri – dai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, a Giancarlo Giorgetti (Economia), Adolfo Urso (Imprese), Francesco Lollobrigida (Agricoltura) e Tommaso Foti (Affari europei) – sulla necessità di istituire una task force per affrontare la situazione.
La brusca accelerata del presidente Usa Donald Trump, la controreplica altrettanto ferma della Commissione europea, le ripercussioni sulle Borse e le pressioni crescenti del mondo produttivo le hanno imposto di cercare un modo diretto per rivolgersi al Paese. Non solo e non tanto per uscire dal cerchiobottismo ma anche per porre un freno ai timori che stanno pervadendo i manager e gli azionisti e i titolari dei marchi, grandi e piccoli, del made in Italy. Così si presenta davanti alle telecamere del
Tg1 per una breve ma netta intervista, durante la quale sceglie con cura le parole: «Il mercato degli Stati Uniti è un mercato importante per le esportazioni italiane, vale alla fine il 10% del nostro export e noi non smetteremo di esportare negli Stati Uniti – considera -. Significa che ovviamente abbiamo un altro problema che dobbiamo risolvere, ma non è la catastrofe che alcuni stanno raccontando ». Niente panico, dunque. Alle imprese tricolore, la presidente del Consiglio chiede calma: «Stiamo facendo uno studio sull’impatto reale che, settore per
settore, avrà questa scelta». Poi spiega: «Ci confronteremo la settimana prossima con i rappresentanti delle categorie produttive », per acquisire «anche le stime che hanno loro» e «cercare le soluzioni migliori». Sul piano delle contromisure che i Ventisette dell’Ue dovranno adottare, la premier resta prudente: «Bisogna ovviamente condividere le nostre proposte con i partner europei», spiega, ma «ci sono scelte che possono essere diverse». La linea Von der Leyen per ora non la entusiasma: «Non sono convinta che la scelta migliore sia quella di rispondere a dazi con altri dazi», perché «l’impatto potrebbe essere maggiore sulla nostra economia, rispetto a ciò che accade fuori dai nostri confini». A suo parere, «bisogna aprire una discussione franca, nel merito, con gli americani, con l’obiettivo di arrivare a rimuovere i dazi, non a moltiplicarli». Gli spazi per una trattativa, dopo l’affondo di Trump, si sono ridotti. Ma una prima finestra di dialogo potrebbe essere legata all’imminente visita a Roma del vicepresidente Usa JD Vance, atteso per Pasqua. Pur non volendo apparire equilibrista, la premier non intende rinunciare alla chance di mettere a frutto le relazioni fra Palazzo Chigi e la nuova amministrazione Usa. E fa capire di essere pronta a giocare la partita su due fronti: «Il ruolo dell’Italia è portare gli interessi italiani, particolarmente in Europa», dice, «perché mentre noi trattiamo con gli americani, ci sono molte cose che possiamo fare per rimuovere i dazi che l’Unione europea si è autoimposta». Quali? Il suo elenco è lungo: «Le regole ideologiche non condivisibili del Green Deal. L’energia, la semplificazione. E forse una revisione del Patto di stabilità a questo punto sarebbe necessaria». Proposte, avverte, «che l’Italia porterà in Europa ed è possibile che non siano perfettamente sovrapponibili con i partner, ma abbiamo il dovere di farlo».
In seno alla coalizione, la leader di Fdi deve contemperare il pragmatismo europeista di Forza Italia (ancora ieri, a Bruxelles, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha visto il Commissario Europeo con delega al commercio, Maroš Šefcovic, consegnandogli una lista di 30 settori da «tutelare ») con l’effervescenza della Lega, come al solito “di lotta e di governo”. «Se gli Usa hanno deciso di tutelare le proprie imprese, è necessario che l’Italia continui a difendere con determinazione il proprio interesse nazionale anche alla luce dei troppi limiti dell’Europa», recita una nota leghista seguita a un vertice del segretario Salvini coi suoi. Mentre il suo vice Andrea Crippa caldeggia ancora una «soluzione» che tagli fuori Bruxelles per poi «trattare fra Italia e Stati Uniti ». Affondi che arrivano peraltro nel giorno in cui il Carroccio incassa dal centrodestra un nuovo decreto sicurezza, annunciato oggi in Cdm.
Dal Quirinale, il capo dello Stato osserva con preoccupazione l’evolversi della situazione. Le valutazioni di mercoledì di Sergio Mattarella sull’«errore profondo» compiuto dagli Usa e il suo accorato appello a «una risposta compatta, serena, determinata » dell’Ue sono chiari e non interpretabili. Ciò detto, nel rigoroso rispetto dell’assetto costituzionale, il Quirinale non entrerà sulle scelte concreta da assumere, che competono al governo e al Parlamento.