Monte dei Paschi fra Btp e Bond

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Monte dei Paschi fra Btp e Bond

di Pierluigi Piccini

Francamente c’è da restare colpiti seguendo le notizie dei media molto spesso incapaci di fare analisi, ma sempre pronti a giustificare ciò che accade. Nel caso specifico mi riferisco alle notizie intorno alla situazione della Banca con sede a Siena. Vediamo di entrare nel merito. Tutte le banche stanno godendo di una situazione positiva legata alla discesa dello spread. Più Btp hanno in pancia e più positiva è la performance. Ci sarebbe solo da precisare che la positività è da riconoscere solo a quelle banche che hanno comprato Btp da poco, perché per il resto il sistema non fa altro che recuperare delle perdite. Per una banca come quella senese che comunque  riesce a generare utili che tutti conosciamo, il cui valore di borsa è di circa 1,6 miliardi gli sbalzi di questi giorni gli hanno leggermente migliorato il valore, ma sempre di 1,6 miliardi stiamo parlando. La scelta del Monte di essere un soggetto a vocazioni retail al momento pare generare solo costi, il tempo ci dirà se questa scelta strategica sarà in grado di restituire l’investimento al Tesoro e con esso ai cittadini italiani. C’è da augurarsi che il Governo possa riuscire a collocare in qualche modo il Monte, ma stante la situazione il tutto sembra molto difficile. Tanto che il mercato unanimemente non esclude, anzi caldeggia, la dismissione per parti, il famoso spezzatino! Ma parliamo del Bond emesso dal Monte dei Paschi che genera tanto ottimismo, ma sul quale non abbiamo registrato osservazioni sull’alto costo dell’operazione per la Banca. Sono stati emessi titoli per 300 milioni di euro a fronte di una richiesta che ha superato i 500 milioni con un tasso superiore al 4%, titoli riservati solo ai cosiddetti istituzionali. Se confrontiamo il tasso riconosciuto ai sottoscrittori in riferimento ai valori di mercato ci renderemmo conto del prezzo esorbitante che sta pagando il Monte per finanziarsi. Prendiamo ad esempio il costo dei mutui che troviamo in questo momento sul mercato: Widiba, a 20 anni è dell’1,25% a 30 anni dell’1,61%. Ma non basta, prendiamo il variabile di Unicredit a 20 anni, 0,84% o quello del Credem, sempre a 20 anni, 0,90%. Da questi dati si capisce bene perché il titolo del Monte va a “ruba”, la differenza fra ciò che si paga per essere finanziati e ciò che si prende dagli impieghi e di circa quattro volte. Oggi, inoltre, la situazione con la comunità europea è improntata all’ottimismo, ma tale positività è dovuta alle promesse fatte per scongiurare la famosa procedura di infrazione. I problemi rimangono e comunque in autunno il Governo dovrà presentare un bilancio e le promesse diventeranno fatti concreti a partire, ad esempio, dall’IVA. Pur nell’indifferenza generale di Siena rispetto al rapporto con la sua ex banca è utile fare delle precisazioni visto che nessuno ne parla più e chi ne parla o ne scrive lo fa solo per giustificare gli eventi in modo acritico.

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