
Talking Heads – Once in a Lifetime
5 Aprile 2025
Rassegna stampa internazionale 05/04/2025
5 Aprile 2025Cammino sinodale
Nessuno si nasconde dietro un dito. Il «dissenso» c’è stato fra i mille partecipanti alla Seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia sul documento che giovedì doveva essere approvato al termine di quattro giorni di lavori. Un dissenso costruttivo, nel segno della «fraternità» e della «comunione», per il bene della comunità ecclesiale, che ha spinto a prendere tempo per riformulare il testo finale dal titolo “Perché la gioia sia piena” recependo i suggerimenti dei delegati sulle 50 Proposizioni che lo compongono. Formazione degli adulti, ruolo delle donne, accompagnamento dei giovani e delle famiglie ferite, peso degli organismi di partecipazione (come i Consigli pastorali parrocchiali), azione delle Caritas sono fra i temi da ricalibrare. L’assise sinodale tornerà a riunirsi il 25 ottobre per la votazione; poi il documento verrà discusso dall’Assemblea generale dei vescovi italiani che da maggio è spostata a novembre. «I delegati – spiega Laura Lamma della diocesi di Carpi – non hanno avuto timore a esprimere, perché accompagnati dallo Spirito, un dissenso a difesa non di proprie idee, ma di un cammino durato quattro anni in cui le diocesi si sono poste in ascolto profondo non solo delle realtà ecclesiali ma anche della società civile, con incontri che ancora oggi proseguono con un arricchimento reciproco. Tale e tanta è stata la ricchezza che non era possibile racchiuderla nelle poche righe che ogni Proposizione presentava. Mancavano pezzi importanti di questo ascolto. Mancava lo slancio profetico a cui ci si è sempre aggrappati per vedere una Chiesa che si fa compagna di strada di tutte le persone, credenti e non credenti. Ma lo Spirito ci ha sorpresi ancora quando la Presidenza si è espressa nel riconoscere e nell’accogliere quanto i delegati nei gruppi di lavoro hanno richiesto attraverso la produzione di emendamenti. L’Assemblea tutta, nella difficoltà del momento, non si è lasciata prendere dallo sconforto e ha avuto l’umiltà di accettare questo come parte di un processo che ci porterà ad essere annunciatori credibili del Risorto». La riflessione di Laura è una delle molte testimonianze dei partecipanti arrivate alla mail Cei del Cammino sinodale. Contributi che sgombrano il campo dai «fraintendimenti di molta stampa che, riconducendo tutto alle logiche della rappresentanza e di affermazione
di posizioni e rivendicazione di spazi di potere, a spinte e resistenze di parti che si vorrebbero dialetticamente contrapposte», non ha colto «il senso» di una «mobilitazione dinamica» che ha visto confrontarsi «dai vescovi ai presbiteri e diaconi, dai consacrati alle persone a diverso titolo impegnate nella vita pastorale» e che ha permesso di toccare con mano «il profondo respiro della Chiesa», nota Alberto Peratoner del patriarcato di Venezia. Sicuramente, avvertono Flavio Gotta ed Eugenia Travo, delegati di Acqui, è stato un «passaggio delicato, per certi versi rischioso » ma che ha inteso «davvero costruire una Chiesa evangelica».
Don Calogero Di Leo, referente diocesano di Perugia-Città della Pieve, lo ammette: «Nessuno si aspettava il movimento sismico che lo Spirito ha provocato. Mediante un confronto libero, franco e trasparente in plenaria, come nei gruppi di lavoro, ha consegnato possibilità di parola a ciascuno attorno a un testo di Proposizioni che è stato considerato insufficiente, sia rispetto alla ricchezza di contenuti emersi nel percorso sinodale delle diocesi, sia rispetto all’attesa di indicazioni che si vogliono meno esortative e maggiormente stringenti. Non sono mancati momenti di tensione, vissuti in modo costruttivo, per un’Assemblea definita “generativa e spirituale”, che ha saputo comporre nell’armonia le diversità. Lo Spirito ha parlato tramite il “santo popolo di Dio in credendo”, ma anche tramite i pastori che hanno saputo leggere i segni dei tempi con sano realismo e umiltà, annunciando che il cammino di discernimento continua».
Don Marco Pascarella, delegato di Capua, boccia l’idea di un «incidente di percorso». «Cosa è successo? Scontri accesi su temi scottanti o, peggio ancora, la volontà di non cambiare niente? Non ritengo veritiera né l’una, né l’altra versione. Non uno scontro, ma un dialogo fatto di parresia. Chi ha preso parola in assemblea (o ha inviato il suo contributo scritto) lo ha fatto con un profondo senso di responsabilità, portando la voce delle singole Chiese locali. Non sono mancati i riferimenti a una lettura nuova dei segni dei tempi, ma ciò che destava preoccupazione era il rapporto tra un testo freddo (le Proposizioni) e un’assemblea che sapeva quel che chiedeva. Il rimando a ottobre è un segnale forte per tutta la Chiesa italiana. E questa vicenda rafforza il legame tra collegialità (episcopale ndr) e sinodalità. L’attività di discernimento e insegnamento dei vescovi non può essere sganciato dall’ascolto del corpo ecclesiale». Aggiunge don Sebastiano Pinto dell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni: «È stato necessario “strappare” ciò che non era ritenuto idoneo e veritiero: Proposizioni blande, verbi flebili, locuzioni sbiadite. Perché il Vangelo chiede franchezza, coraggio, verità. Non ci si poteva soltanto limitare a “rammendare”. È stato il tempo della parola riconsegnata ai delegati. Ed è stato il tempo dello Spirito che non ha fatto tacere la vigorosa voce della Chiesa italiana». Nessuna ribellione, quindi. «Si prospettava un documento, si è prodotto un orientamento – sottolinea don Livio Tonello della Facoltà teologica del Triveneto –. La prima esperienza italiana di ciò che un Sinodo comporta ha dato voce al popolo di Dio nella sua interezza. Le impreviste dissonanze nella melodia produrranno uno spartito di altra tonalità, soprattutto con l’apporto di tutti gli orchestrali». E Giovanni Berera della diocesi di Bergamo sintetizza: «Non una battuta d’arresto ma un’ulteriore rincorsa per il grande salto verso una Chiesa umile e disinteressata».