Il governo prova a forzare la mano sul ddl Sicurezza e bypassare (per ora) le Camere. Il tanto contestato pacchetto securitario, approvato lo scorso settembre alla Camera e ora in discussione al Senato, dovrebbe tornare di nuovo a Montecitorio perché negli scorsi giorni la commissione Bilancio di Palazzo Madama ha rilevato problemi sulle coperture finanziarie di sei articoli.

Il condizionale è d’obbligo perché, da quanto si apprende, la maggioranza di centrodestra starebbe pensando di trasformare il disegno di legge in un decreto ad hoc, che dovrebbe approdare già domani – 4 aprile – sul tavolo del Consiglio dei ministri.

Che, tradotto, significa che il nuovo provvedimento potrebbe entrare immediatamente in vigore, riuscendo così a schivare le lungaggini dell’iter parlamentare. E il ddl, così, potrebbe finire su un binario morto.

La Lega contro il Quirinale

Il colpo di mano avrebbe per il governo due vantaggi. Il primo è un consistente accorciamento dei tempi – richiamandosi ai quei casi di «necessità e urgenza» previsti dalla Costituzione per i decreti legge – e poi eviterebbe di impantanarsi nelle aule parlamentari, per tornarci solo quando il dl dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni dall’approvazione.

Oltre alle norme sullo scudo penale e sulla tutela legale per le forze dell’ordine, il provvedimento dovrebbe recepire anche le modifiche richieste dal Quirinale sui punti più critici del pacchetto: la cancellazione del divieto di carcere per le madri con figli sotto l’anno di età, l’inclusione della resistenza passiva tra le condotte che integrano il nuovo reato di rivolta in carcere, lo stop alla vendita di Sim ai migranti che non esibiscono un titolo di soggiorno valido.

Sul pressing della presidenza della Repubblica per ammorbidire alcune disposizioni ritenute sproporzionate, la Lega ha scelto di aprire lo scontro: «Io credo che debba essere la politica a fare le leggi – ha tuonato il vicesegretario della Lega e fedelissimo di Salvini, Andrea Crippa –. Poi, se dal Colle più alto ci rimandano indietro i testi ne prendiamo atto. Noi però eravamo d’accordo col testo originale, non col testo edulcorato da Mattarella».

La mobilitazione al Pantheon

Dopo le indiscrezioni sulla nuova strategia del governo sul pacchetto Sicurezza, la “Rete No ddl sicurezza – A pieno regime” ha convocato subito una piazza (domani 4 aprile al Pantheon, in contemporanea con il Cdm) contro quello che definiscono «golpe amministrativo» del governo Meloni: «Chiediamo una larga partecipazione a tutte le forze di opposizioni e saremo in piazza con le oltre 200 sigle che hanno aderito alla Rete».

Dura la presa di posizione di Alleanza verdi-sinistra, che ha definito, senza mezzi termini, il colpo di mano della maggioranza di centrodestra «una vera e propria porcata».

Già «normalmente la decretazione d’urgenza è inaccettabile quando si tratta di norme sulle libertà individuali e sul diritto al dissenso – ha denunciato Peppe De Cristofaro –, utilizzarla poi per aggirare il normale iter parlamentare e per ridurre le prerogative delle opposizioni su un tema così delicato è intollerabile. Meloni e la destra sviliscono il ruolo del Parlamento e creano un pericoloso precedente che limita il confronto democratico. L’ennesima forzatura di una destra arrogante. La sicurezza dei cittadini non si garantisce con scorciatoie autoritarie o con norme liberticide o, facendo norme che inseriscono un fantomatico scudo penale per le forze di polizia. Negli ultimi tempi nel Paese si respira un clima di repressione del dissenso fortissimo, siamo ad una svolta pericolosissima verso un regime autoritario e uno Stato di Polizia che va contrastata in ogni modo».