
Mattarella: «No a concentrazioni di potere e finanza»
5 Aprile 2025
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5 Aprile 2025A passo di carica In mezz’ora il Consiglio dei ministri vara la legge che assorbe il vecchio ddl e alcune delle modifiche richieste dal Colle. I motivi della fretta di Meloni: i nuovi reati richiesti dalla forze dell’ordine e dalla polizia penitenziaria
Raramente un ministro dell’Interno era mai stato così trasparente nell’ammettere che il suo governo ha usato uno strumento destinato solo ai casi straordinari come la decretazione d’urgenza al solo fine di ottenere un risultato squisitamente politico. «Volevamo dare tempi certi a provvedimenti per noi molto importanti e in parlamento, con la terza lettura, i tempi del ddl Sicurezza si sarebbero prolungati troppo», ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella conferenza stampa tenuta insieme al Guardasigilli Carlo Nordio dopo il breve Consiglio dei ministri di ieri che ha varato il decreto legge nel quale è confluito tale e quale il pacchetto Sicurezza, corretto soltanto in piccole parti, perlopiù quelle indicate dal Quirinale e dalla Ragioneria dello Stato. «Ma non tiriamo in ballo il Colle: c’è stata una discussione democratica in Parlamento e tra forze politiche», ha replicato a domanda il titolare del Viminale, malgrado in Senato la maggioranza non abbia mai concesso alcunché alle critiche delle opposizioni. In ogni caso, «il Parlamento sarà sempre il giudice ultimo di questo provvedimento», chiosa Piantedosi.
BISOGNA PERÒ dare atto ai due ministri, ai quali è toccato difendere l’operazione davanti ai giornalisti, che il trucchetto governativo a cui si sono prestati è andato tutto a beneficio di altri. «Più poteri e tutele a donne e uomini delle forze dell’ordine, norma anti-Salis per sgomberare più rapidamente le case occupate, borseggiatrici in carcere anche se sono in gravidanza. Sono solo alcune delle misure fortemente volute dalla Lega e inserite nel decreto Sicurezza appena approvato dal Consiglio dei ministri. Un’altra promessa mantenuta!», posta su Instagram un trionfante Matteo Salvini pronto a capitalizzare il risultato oggi stesso al congresso di Firenze. Era dunque sostanzialmente questa, la contropartita richiesta dalla Lega per accettare i rilievi sollevati dall’ufficio giuridico del Quirinale e sempre rifiutati quasi come un’ingerenza. Le norme contenute nel ddl Sicurezza varato un anno e mezzo fa dal Consiglio dei ministri e a poche settimane dalla conclusione dell’iter parlamentare (senza possibili intoppi, visti i numeri della maggioranza) sono diventate improvvisamente «necessarie e urgenti».
INTERCETTATA nei corridoi di Palazzo Chigi, anche la premier Giorgia Meloni nega il «blitz»: sono norme «necessarie che non possiamo più rinviare per rispettare gli impegni presi con i cittadini e con chi ogni giorno è chiamato a difendere la nostra sicurezza». In effetti, nei «34 articoli sostanziali del testo», come li ha chiamati Nordio, sono confluiti quasi tutti i nuovi reati e le aggravanti che erano state introdotte con il ddl Sicurezza. Salvo l’aggiornamento delle date per assicurare la copertura finanziaria, come da modifiche approvate in commissione Bilancio, e le sei correzioni segnalate dal Quirinale per le norme particolarmente a rischio di incostituzionalità: nell’articolo 32 del nuovo provvedimento scompare il divieto di vendere le carte Sim ai migranti irregolari; ora, senza permesso di soggiorno basta un documento. Cade (art. 31) l’obbligo delle pubbliche amministrazioni e delle società controllate o partecipate (università, ospedali ecc.) di collaborare con i servizi segreti, anche se rimane la possibilità per gli agenti sotto copertura di presiedere associazioni sovversive, terroristiche o mafiose.
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Le donne incinte o madri di bambini piccoli devono (non più facoltativa) essere sottoposte a pene detentive solo in istituti di custodia attenuata (art. 15). Si delimita, poi, meglio il perimetro dell’aggravante «No Ponte» pensata per chi protesta contro le grandi opere e si riduce il suo peso rispetto alle attenuanti, ma le pene vengono aumentate rispetto al Ddl, da un terzo alla metà (art. 19). Allo stesso modo, riprendono peso le circostanze attenuanti per tutti i reati di aggressione o resistenza a pubblico ufficiale. E infine – ultimo punto segnalato dagli uffici del presidente Mattarella – quasi nulla cambia negli articoli 26 e 27 che configurano il nuovo reato di rivolta nelle carceri, nei Cpr e negli hotspot anche in caso di resistenza passiva. Nel decreto, esattamente come nel ddl, la pena da uno a 5 anni è prevista in caso di rivolta o resistenza anche passiva all’esecuzione di ordini impartiti se questa «impedisce il compimento degli atti necessari alla gestione dell’ordine e della sicurezza». «È una tutela ulteriore per la polizia penitenziaria» che l’aveva richiesta, ammette Nordio in conferenza stampa. «Non si specifica che l’ordine debba essere legittimo», fa notare Antigone.
PER IL RESTO tutto uguale, anche se il ministro Piantedosi annuncia una piccola variazione dell’articolo 18 che, «pur mantenendo il divieto assoluto delle infiorescenze, apre allo sviluppo della filiera industriale della canapa». Un’apertura che è solo «un pannicello caldo che non cancella il vergognoso impianto proibizionista e oscurantista sulla cannabis light». «Nulla di rilevante è cambiato sulla criminalizzazione della disobbedienza civile», commenta Patrizio Gonnella che definisce l’annuncio delle modifiche «una presa in giro».