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30 Novembre 2025Nel tentativo di mostrare una Toscana unita, Furfaro finisce per confermare il contrario
Pierluigi Piccini
L’intervista a Marco Furfaro racconta molto più di quanto sembri. Il tono è conciliante, ma dietro le parole affiora un partito regionale attraversato da tensioni che la formazione della giunta ha soltanto reso più visibili. Ogni risposta prova a ricomporre fratture e a ricollocare equilibri, segno che il malessere interno è profondo e tutt’altro che risolto.
Il richiamo insistito alla responsabilità non è un invito neutro. È il riflesso di un PD toscano che fatica a trovare una direzione condivisa. L’elogio rivolto a Serena Spinelli, indicata come esempio per aver accettato l’esclusione senza polemiche, diventa un monito implicito verso chi ha contestato apertamente. Il messaggio è chiaro: protestare indebolisce il partito.
Nel tentativo di mostrare compattezza, Furfaro finisce per confermare le divisioni. L’appello al “guardare fuori” arriva dopo settimane di polemiche sul caso Manetti, sugli equilibri della giunta e sulla gestione della segreteria regionale. Anche lo spostamento del discorso su temi nazionali — salario minimo, fine vita, legge elettorale — serve più a ricomporre una comunità irrequieta che a delineare una linea politica netta.
La difesa di Eugenio Giani come “riferimento nazionale dell’alternativa a Meloni” appare come una necessità di blindatura reciproca. In un dibattito pubblico dove Giani non è percepito come leader nazionale, questa definizione sembra costruita per proteggere la giunta e contenere gli effetti delle recenti tensioni.
La gestione delle correnti rimane un punto critico. Negare il “derby” tra Prato e Montepulciano non elimina la percezione di due visioni in competizione. E quando Furfaro individua ciò da cui il PD non deve “tornare indietro”, delinea implicitamente una frattura con l’area riformista, presentata come un passato da superare.
Il passaggio sul congresso è forse il più politico. Descrivere un percorso interno come “scelta di coraggio” significa legittimare una transizione controllata, che evita scosse e preserva l’attuale equilibrio. Una platea ristretta offre certezze; un confronto più aperto avrebbe potuto cambiare i rapporti di forza.
Sul fondo resta la prospettiva delle prossime Politiche, con una destra che cresce anche in Toscana. Eppure l’intervista trasmette l’immagine di un partito impegnato più a gestire sé stesso che a proporre un’alternativa credibile alle difficoltà del Paese.
Furfaro cerca di rassicurare, ma l’effetto è opposto: emerge un PD agitato, attraversato da tensioni identitarie e politiche che non trovano ancora una sintesi. Una Toscana che dovrebbe essere laboratorio nazionale e che invece appare avvolta nelle proprie contraddizioni.





