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L’America di Trump nell’America di Hopper
30 Gennaio 2026Pubblicità e perfezione finta. L’uso delle community è in calo e crescono i divieti per i ragazzi
ASSIA NEUMANN DAYAN
Pochi giorni fa è stato reso noto uno sondaggio fatto nel Regno Unito sui bambini all’inizio del ciclo scolastico, bambini di 4 o 5 anni, e i dati sono questi: non sanno né bere né mangiare in modo autonomo, non sanno usare i servizi igienici da soli, e soprattutto non sanno come si legge un libro perché cercano inutilmente di sfogliare le pagine come se fosse un telefono. La fondazione Kindred ha intervistato mille insegnanti, e il sondaggio ha rilevato che il 37% dei bambini inizia il percorso scolastico senza essere autonomo nei bisogni che definirei primari, con un aumento rispetto al 2024 dove la percentuale era del 33%. Quindi, nel Regno Unito, se un bambino di cinque anni si perde in un bosco non è in grado di cavarsela, ma probabilmente nemmeno se si perde in casa sua. Il problema non sono solo i social network, il problema è l’erosione dell’istinto di sopravvivenza. Ognuno di noi ha costantemente in mano una piccola bomba atomica, la mettiamo in mano ai nostri figli, non ci ricordiamo che è pericolosa perché la nostra soglia di attenzione si è abbassata a cinque secondi, ma è una bomba, lo dovremmo sapere che prima o poi esploderà. Per quanto mi riguarda, meglio buttarla sui server della Silicon Valley e amen, non vedremo l’ennesima giornata da disoccupata dell’ennesima influencer, possiamo sopravvivere.
IL DOSSIER
Nella trappola dei social: in Italia mezzo milione di giovani ne è dipendente
PAOLO RUSSO
Dopo l’Australia, l’Assemblea Nazionale di Parigi ha approvato la proposta di legge che prevede il divieto dell’uso dei social network per i minori di 15 anni, oltre al divieto per gli studenti di portare i cellulari a scuola. In Italia la polemica sui cellulari a scuola non mi ricordo com’è andata a finire, ma mi ricordo com’è iniziata, ed è iniziata come sempre, col fatto che bisogna dire che il Governo è brutto e cattivo e fascista e che questi non sono i problemi veri della gente o i problemi veri degli studenti, mica come l’educazione affettiva. Per le persone normali, lo stupore era solo dovuto al fatto che fosse permesso portare i cellulari in classe. Oltre alle cose note e tremende che possono succedere sui social, sui forum e sulle chat dei vari Roblox – l’adescamento, lo sfruttamento, l’estorsione, la visione di immagini non adatte a un pubblico di minori, gruppi di reclutamento per terroristi – bisogna pensare anche a quello di cui non ci accorgiamo, e non ce ne accorgiamo perché pensiamo che non ci sia bisogno di un Sert per internet.
LA SVOLTA
Stop ai social media per gli under 15, tocca alla Francia: in quali Paesi scatta i divieto?
Se un’adolescente – uso il femminile perché le ragazze sono le più colpite – vede continuamente immagini di ragazze secondo lei più belle, più magre, con genitori più amorevoli e che vivono in case pazzesche, questo ha un effetto, e quell’effetto è devastante. Quello che questa ragazza vede è finto, come tutto quello che è mediato da una telecamera, un adulto dovrebbe stare lì a spiegarglielo, ma l’adulto è troppo spesso impegnato a guardare i video della mamma della ragazza più bella, più magra e con la casa favolosa.
L’ANGOLO DEI GIOVANI
I giovani e i social: un prezioso sguardo sul mondo ma i controlli sono necessari
RICCARDO FERRARI
Uno dei libri più venduti al mondo è un tomo di oltre 400 pagine che a questo punto penso che genitori e insegnanti usino come fermaporta: La generazione ansiosa, scritto da Jonathan Haidt. Analizza tutti i fenomeni legati alla Gen Z, la prima generazione nata con il telefono in mano: negli Usa, dal 2010 c’è stato un aumento del 134% dell’ansia negli studenti universitari, aumento del 106% della depressione, aumento del 100% dell’anoressia, schizofrenia aumentata del 67%, abuso di sostanze stupefacenti del 33%. E questa è solo la pagina 36. Prendendo spunto da un trend sui social, Haidt ha fatto una domanda all’AI: «Se tu fossi il diavolo, come distruggeresti la prossima generazione senza che se ne accorgesse?». L’AI ha risposto: «In breve: se fossi il diavolo, distruggerei la prossima generazione non con il terrore o la violenza, ma con la distrazione, la disconnessione e la lenta erosione del significato. Non se ne accorgerebbero nemmeno, perché sembrerebbe libertà e divertimento».
IL CASO
Cosa vogliono davvero i giovani di oggi?
DONATELLA SIGNETTI
Il diavolo non si è inventato niente, manco le pentole, perché ci sono già i social network che ti vendono non solo le pentole, ma pure i coperchi. È probabile che i social network stiano morendo, e il diavolo si è già portato avanti con l’AI. Come evidenziato da un articolo del Financial Times, c’è una flessione nel tempo che passiamo davanti allo schermo a causa di quella che è stata chiamata «enshittification», cioè l’uso di metodi sempre più disperati per attrarre consumatori. Il punto secondo me è proprio questo: i social sono diventati solo uno schema di vendita. C’è chi ti vende il mascara, chi un referendum, chi la buona causa internazionale, chi la cronaca nera, ci sono i medici che ci fanno vedere come si vestono e ci sono pure gli influencer pagati per andare al cinema, e per questa cosa noi non proveremo mai abbastanza risentimento.
L’EVENTO
Se non ti viene voglia di spegnere tutto quando vedi una persona senza né arte né parte andare a vedere un film in anteprima, gratis, e ti dice che è bello solo perché è pagato per dirtelo, vuol dire che qualcosa dentro di te si è rotto e non è più recuperabile. Oggi tutto quello che sappiamo dell’altro è solo quello che l’altro ci ha voluto vendere. I social erano nati per organizzare la pizzata della rimpatriata del liceo, ma sono finiti a fare la pubblicità della pizzeria.





