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Il risiko bancario italiano entra nel 2026 in una fase di sospensione. Non per assenza di operazioni, ma perché tutte le principali mosse sono legate tra loro e nessuna può partire senza sbloccarne un’altra. Al centro della rete resta Generali, ma attorno ruotano partite ben precise.
La prima è il rinnovo della governance di Monte dei Paschi di Siena. Il Tesoro spinge per la conferma dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, mentre soci forti di minoranza – Delfin e Caltagirone – non hanno i requisiti per il controllo ma abbastanza peso da rendere instabile il quadro. Senza una soluzione ordinata su Mps, qualsiasi aggregazione resta congelata.
La seconda riguarda Banco BPM, dove l’ingresso di Crédit Agricole fino a oltre il 20% del capitale, favorito nel 2025 per contrastare l’Ops di UniCredit, rischia ora di tradursi in un’influenza diretta sulla composizione del consiglio. Le nuove regole sulla lista del cda uscente amplificano questo effetto, aprendo la strada a un’anomalia: una banca concorrente in posizione determinante nella governance.
La terza partita è Mediobanca, vero snodo del sistema. Il suo 13% in Generali è la chiave di qualsiasi assetto futuro del Leone. Da qui era partita l’Ops di Mps su Mediobanca nel 2025, con l’obiettivo implicito di spostare gli equilibri a Trieste. Ma senza una regia complessiva, anche questo tassello resta sospeso.
Intorno a queste operazioni ruotano le scelte delle due banche di sistema. UniCredit non può muoversi su Mps senza mettere in discussione il primato di Intesa Sanpaolo. Al tempo stesso, un rafforzamento di Intesa in Generali o l’acquisto di partecipazioni oggi in mano a Caltagirone avrebbe effetti diretti sugli equilibri bancari e assicurativi europei. Nessuna mossa è neutrale, tutte producono reazioni a catena.
Sul fondo c’è il ruolo del governo. Dopo aver indirizzato le partite del 2025, ora deve decidere se spingere per un nocciolo istituzionale attorno a Generali (Cdp, Poste, grandi banche), favorire un grande polo bancassicurativo, oppure accettare un riassetto con una presenza estera più marcata, soprattutto nel Nord produttivo. Anche il golden power resta una variabile potenziale.
Il risultato è un sistema in attesa. Mps, Banco BPM, Mediobanca e Generali sono quattro partite formalmente distinte, ma di fatto inseparabili. Finché non si scioglie il nodo centrale di Trieste, il risiko resta bloccato: non per mancanza di idee, ma perché ogni operazione è la condizione di un’altra.





