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3 Febbraio 2026Fuori i violenti Nulla di fatto al vertice sulla sicurezza. Pesano le divisioni e soprattutto i dubbi del Colle su fermi preventivi e cauzione
Partito con il miraggio di un arrembaggio securitario senza precedenti, il governo si è ritrovato ad annaspare nell’acqua, senza decidere niente. Alla fine, per evitare la figuraccia, si è attaccato a un improbabile appello unitario rivolto all’opposizione: «La presidente Meloni e il governo ribadiscono il pieno sostegno alle forze dell’ordine e, in questa delicata fase (anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein) intendono rivolgere all’opposizione un appello a una stretta collaborazione istituzionale».
In soldoni la richiesta impossibile è quella di accettare una risoluzione comune al momento inesistente, dopo le comunicazioni di Piantedosi nelle quali non si sa cosa dirà il ministro, con dietro l’angolo l’incognita di un decreto sicurezza che verrà approvato dal Cdm mercoledì anche se chissà quali misure conterrà. Un espediente inventato alla rinfusa per non ammettere il fallimento del vertice di ieri mattina e per mettere in difficoltà Elly Schlein. Se rifiuterà la bizzarra proposta, dopo aver invocato al telefono con la premier una posizione comune, la si potrà accusare di essere lei a non volere l’unità democratica. Mezzucci.
PER DUE GIORNI, dopo il pestaggio di Torino (perché quelli operati dalle forze dell’ordine, si sa, non contano) Meloni e il suo stato maggiore hanno pensato di avere in mano una carta invincibile, rincuorati dallo smarrimento di un’opposizione tramortita. Ministri e notabili, incuranti del ridicolo, hanno denunciato l’attacco al cuore dello Stato del nuovo terrorismo. La premier si è permessa di indicare ai magistrati quale tipologia di reato contestare agli arrestati e, tanto per non esagerare ha chiesto il «tentato omicidio». In questo clima è stato convocato il vertice di palazzo Chigi che ieri avrebbe dovuto lanciare l’attacco finale. La premier e i suoi due vice, Tajani e Salvini, i ministri competenti, Piantedosi, Nordio e Crosetto, i sottosegretari Mantovano e
Fazzolari e i capi di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza invece sono usciti da palazzo Chigi, dopo due ore di vertice, a mani vuote.
LA PROPOSTA di una cauzione a carico degli organizzatori di una manifestazione è stata affondata da Fi: e se a manifestazione terminata qualcuno si mette a spaccare vetrine che si fa? Ragionamento impeccabile e in ogni caso quella misura, fortemente voluta dalla Lega che peraltro non rinuncia al miraggio, difficilmente avrebbe passato il vaglio del Quirinale. Il fermo preventivo, negli uffici del Colle, sta messo anche peggio. L’idea di un fermo discrezionale di 12 ore, che Salvini l’ingordo vorrebbe portare a 48, e la Costituzione repubblicana tanto d’accordo non vanno. Anche lo scudo penale per gli agenti presenta buchi e squarci. Bisogna che non leda il principio intoccabile dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e scriverlo evitando di cadere in quella fossa non è affatto facile.
IL GOVERNO è comunque deciso a varare un decreto purchessia mercoledì e a questo punto, dopo i fuochi artificiali e le iperboli distribuite come noccioline degli ultimi giorni, non può fare altrimenti. Ma cosa sarà approvato è ancora ignoto agli stessi governanti. Il massimo che possono affermare con certezza è che «qualcosa comunque sarà sicuramente approvato». La Lega insiste sia per la cauzione che per il fermo preventivo ma è possibile che alla fine il governo opti per un più prudente Daspo per chi ha a carico denunce o condanne. Segue una lunga lista di misure spettacolari, inutili per la sicurezza, come lo sgombero anche delle seconde case occupate e l’uso a man bassa del taser. Modello Ice.
A PROPOSITO DI ICE, il caos intorno ai due dibattiti in programma, quello sugli agenti Ice in Italia e quello sugli incidenti di Torino, è uno specchio fedele della confusione nella quale si dibatte il governo. I due appuntamenti hanno continuato a ballare sin da domenica pomeriggio e poi ieri per tutto il giorno. Ieri sera la formula prevedeva una informativa su Torino senza voto alla Camera, e mercoledì informativa senza voto su Ice al Senato ma comunicazioni con tanto di voto su Torino, sempre a palazzo Madama. Ma è difficile che lo sgangherato programma venga rispettato senza ulteriori modifiche.
Lo sbandamento del governo ieri non deve destare illusioni. Forse le misure più clamorosamente anticostituzionali verranno depennate dal dl. Ma quelle che resteranno saranno più che sufficienti per rendere l’Italia un Paese peggiore e anche meno sicuro.





