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Di Paolo Neri
Avendo recentemente criticato apertamente il monopolio del cavallo Anglo-arabo (Aa) per il Palio, qualcuno potrebbe essere indotto a credere che io abbia un’antipatia personale contro questo soggetto. E’ vero il contrario. Ritengo che il cavallo arabo sia il più bello tra tutti i suoi simili.
In proposito, sottoscrivo tutte le lodi che Allah gli tributò. Eccole qua.
“Quando il Signore ebbe creato il cavallo, disse a questa magnifica creatura:
Ti ho creato diverso da tutti; tutti i tesori del mondo riposano tra i tuoi occhi; Tu schiaccerai i miei nemici sotto i tuoi zoccoli, ma porterai i miei amici sul tuo dorso. Questo sarà il seggio da cui si eleveranno le preghiere a me dirette. Troverai la felicità su tutta la terra e sarai amato tra tutte le creature, Poiché per te aumenterà l’amore del padrone della Terra. Combatterai pur non avendo spada e volerai pur non avendo ali”. Amo tanto il cavallo arabo (e il suo mezzosangue, l’Aa), che non sopporto di vederlo sacrificato in un’arena (qual è la nostra bellissima Piazza), trasformata in un assurdo ippodromo, con una pista dura, di 330 metri, per 2/3 in curva. E’ noto, infatti, che al cavallo fanno male tre cose: correre sul duro, in curva, essere montato a pelo. Quest’ultima condizione, che rovina facilmente bocca e reni, non ha alternative per il Palio. Senza, però, dimenticare di limitarla quanto più possibile, mentre le assurde prove collettive di addestramento del Protocollo ne aumentano la pratica. Nonostante ciò, devo ammettere che i barberi attuali sono ben allenati e presentati in una forma magnifica. Questo non cambia la sostanza del problema. Mi suggerisce, invece, un’idea visionaria. Perché Siena, per il suo culto del cavallo, non potrebbe dotarsi di un ippodromo di valore internazionale? Con lunghe diritture, piste in erba bene annaffiate, facilmente raggiungibili con aerei per trasferire i cavalli, come ormai fanno le grandi scuderie internazionali. (Ad esempio, in Irlanda, Coolmore, uno dei più grandi centri di allenamento in Europa, non solo ha i propri aerei, ma anche una pista di atterraggio privata). In questo modo, può correre nella stessa giornata anche in Inghilterra e in Francia e rientrare la sera. C’è qualche zona, nei dintorni di Siena, dove il sogno di vedere la nostra città, mèta della grande ippica internazionale, potrebbe essere realizzato? La piana di Rosia! Acqua della Merse per mantenere le piste anche d’estate, ampio terreno agricolo pianeggiante, libero da insediamenti urbani, vicinanza di un aeroporto sotto-utilizzato, prossimità di una super-strada in via di ampliamento a quattro corsie. Inoltre, – a Bagnaia – impianti per l’equitazione che reggono il confronto con Piazza di Siena; non ultimo, un campo da golf. Il tutto, in un ambiente eccezionale, non solo per l’eno-gastronomia, ma anche per la prossimità di mète storiche uniche, In fondo, Siena potrebbe chieder di essere risarcita per la rapina del Monte e la prossima riduzione del suo antico Spedale a policlinico di serie B, Senza dimenticare che l’ippica – da noi – ha radici, a Murlo, addirittura etrusche. In fondo, sarebbe una rievocazione del Palio ‘alla lunga’, che era disputato, con un minimo di curve su una distanza – da Valli a piazza del Duomo – di circa 2000 m., oltre a due impegnative salite. Per correrlo occorrevano cavalli da distanza: i “turchi” (ovvero, “arabi”), le cui doti di resistenza alla distanza del sangue arabo, ereditato dall’Aa, avrebbero piena giustificazione, restituendo a quello ‘alla tonda’ la sua vera natura. Cioè, una gara di forza e non di scriteriata velocità, fonte di ogni sofferenza per i nostri amatissimi barberi. Propongo questa idea, forte del privilegio che la Sorte mi ha concesso. Ossia: provare l’emozione dell’Entrone – come Capitano – e la magia – come proprietario – del tondino di New Market, dov’è nata l’ippica moderna, So bene di correre il rischio d’esser detto ‘borioso’. Penso d’essere solo un Senese visionario, che prova a imitare i nostri ‘vani’ antenati, che volevano costruire una cattedrale, capace di ospitare l’intera popolazione della città. Furono fermati solo dalla catastrofe della Peste Nera’. Da cui, a volte, pare non si siano più ripresi.
Son quasi certo che diranno:
“Macché… E’ impossibile… Quuesto sogna…”
Magari, avranno ragione, ma un vecchio saggio, un giorno mi disse: “certe cose sono impossibili perché
lo dicono tutti, finché non passa uno sciocco che non lo sa e le fa lui.
A Siena ci vorrebbero meno “saggi”di quel tipo e più “sciocchi” di quest’altro.
(riceviamo e pubblichiamo)





