
Il liceone e la città che cambia: identità senza classe?
10 Febbraio 2026Gsk a Rosia, le uscite volontarie raggiungono il numero previsto: tra gestione ordinata e interrogativi sul futuro occupazionale
La notizia che GSK ha raggiunto l’obiettivo delle 257 uscite volontarie nello stabilimento di Rosia può essere letta in due modi, entrambi reali ma non equivalenti. Da un lato, l’azienda ha evitato una procedura unilaterale, governando il processo attraverso un accordo che ha consentito ai lavoratori di scegliere se aderire. Dall’altro, resta un dato difficilmente aggirabile: si tratta comunque di una riduzione significativa della forza lavoro, destinata a incidere non solo sull’organizzazione interna ma anche sull’equilibrio economico e sociale del territorio.
La posizione della Femca CISL appare improntata a un realismo prudente. Il sindacato riconosce che la volontarietà ha attenuato il conflitto e che la stabilizzazione di circa cento lavoratori oggi in staff-leasing rappresenta un segnale positivo. Tuttavia, lo stesso sindacato ammette di non poter considerare soddisfacente un percorso che, pur gestito, comporta una contrazione occupazionale. È una linea di responsabilità che punta più a presidiare il cambiamento che a contrapporvisi frontalmente.
Il nodo vero riguarda ora la prospettiva industriale. Il richiamo al piano degli investimenti è un elemento importante, ma ancora troppo generico per dissipare le incertezze: investire significa rafforzare la presenza produttiva oppure riorganizzarla in forme meno intensive dal punto di vista del lavoro? La differenza, per un’area che trova in questa realtà uno dei suoi pilastri economici, è tutt’altro che marginale.
A rendere il quadro più delicato è il fatto che un percorso analogo risulti attivo anche sul sito di Siena. Se così fosse, non si tratterebbe più di un intervento circoscritto, ma del possibile segnale di una strategia più ampia. Per questo l’invito a non abbassare la guardia non suona come una formula di rito: chiama in causa istituzioni, politica e parti sociali affinché il dialogo con l’azienda resti costante e sostanziale.
Più che celebrare un obiettivo raggiunto, sarebbe forse più corretto parlare di una fase di passaggio. La gestione è stata ordinata, ma le domande restano aperte. E quando si parla di lavoro, le transizioni non sono mai soltanto aziendali: riguardano il futuro stesso di un territorio.





