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12 Febbraio 2026Credito in crescita, sviluppo incerto: i numeri della Finanziaria Senese interrogano il futuro dell’economia provinciale
Oltre dieci milioni di euro di finanziamenti concessi nel 2025, 94 pratiche deliberate, circa 80 già erogate per 8,5 milioni. A prima vista, i dati della Finanziaria Senese di Sviluppo raccontano un territorio che torna a investire, sostenuto anche dalla diminuzione dei tassi e da strumenti dedicati al commercio e al turismo nei centri storici. Il bilancio preconsuntivo è in linea con quello del 2024 e il trend appare positivo.
Ma se si supera la lettura celebrativa, emerge una domanda più impegnativa: siamo di fronte a un vero sviluppo o a una razionale manutenzione dell’esistente?
Il primo elemento riguarda la qualità degli investimenti. Solo 11 pratiche, per circa 1,5 milioni di euro, sono destinate a nuove attività. La maggioranza delle risorse sostiene imprese già operative o ne rafforza la liquidità. È una funzione importante, soprattutto in una fase economica segnata da incertezze internazionali e dalla riduzione della capacità di spesa delle famiglie, ma non basta a indicare una trasformazione del tessuto produttivo. Più che espansiva, l’economia senese appare prudente.
Anche la distribuzione settoriale merita attenzione. Il 72% degli importi si concentra tra commercio, turismo e industria, mentre servizi, artigianato e agricoltura restano molto più indietro. Il rischio non è immediato, ma è riconoscibile: una progressiva specializzazione in attività legate alla domanda turistica può rendere il territorio più vulnerabile alle oscillazioni del ciclo economico.
Ancora più significativa è la geografia del credito. L’area senese assorbe oltre il 53% dei finanziamenti, mentre l’Amiata si ferma poco sopra il 4%. Non è solo una fotografia statistica: è il riflesso di una dinamica strutturale in cui le risorse tendono a concentrarsi dove il rischio è percepito come minore. Tuttavia, proprio per questo, una finanziaria partecipata dovrebbe svolgere anche una funzione riequilibratrice, orientando maggiormente il credito verso le aree interne che più necessitano di leva finanziaria.
Tra i dati più incoraggianti spicca il sostegno all’imprenditoria giovanile e femminile: otto pratiche deliberate, sette delle quali per nuove attività. È un segnale di vitalità, ma ancora troppo limitato per incidere davvero sulla struttura economica provinciale. La differenza, in questi casi, la fa la scala degli interventi.
Un altro aspetto riguarda la natura delle operazioni: circa metà delle risorse è destinata al sostegno finanziario più che agli investimenti. Non è un indicatore negativo, ma conferma un sistema economico che cresce lentamente e investe con cautela, lontano dal dinamismo tipico delle aree in forte accelerazione.
Va riconosciuto, invece, un merito operativo: i tempi di risposta — tra i 7 e i 16 giorni — indicano una macchina amministrativa efficiente. La velocità nell’accesso al credito è spesso decisiva per la riuscita di un progetto. Tuttavia, l’efficienza non può sostituire la visione.
Il punto, infatti, non è stabilire se dieci milioni siano molti o pochi. La questione è capire se esista una regia strategica capace di orientare queste risorse verso obiettivi chiari: innovazione produttiva, attrazione di imprese ad alto valore aggiunto, rafforzamento delle filiere tecnologiche, riduzione delle disuguaglianze territoriali.
Senza una direzione riconoscibile, anche risultati positivi rischiano di disperdersi in una somma di interventi puntuali.
La crescita delle domande può essere letta come un segnale di fiducia, ma anche come l’indizio di un sistema imprenditoriale che ha sempre più bisogno di supporto finanziario per affrontare un contesto incerto. Le due interpretazioni non si escludono e rendono ancora più urgente una valutazione qualitativa dei progetti finanziati.
I numeri del 2025 descrivono dunque una provincia che si muove, ma non ancora una provincia che cambia passo. Il sistema del credito funziona, ma per diventare un vero motore di sviluppo dovrebbe assumere un profilo più selettivo e più strategico, capace di indicare una direzione.
La sfida del 2026 non sarà soltanto aumentare le risorse disponibili. Sarà decidere quale economia costruire per i prossimi vent’anni — e se limitarsi a sostenere ciò che già esiste o avere il coraggio di accompagnare ciò che ancora manca.





