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Italia: un Paese che cambia tra tensioni politiche, transizioni sociali e nuove scelte strategiche
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Il quadro internazionale che si sta delineando nelle ultime settimane mostra un mondo in movimento accelerato. Dall’Asia meridionale alla penisola coreana, fino all’Unione europea e alla guerra in Ucraina, si moltiplicano segnali di transizione, ridefinizione degli equilibri e tensioni che non sono più episodiche, ma strutturali.
In Bangladesh le prossime elezioni vengono descritte come le più importanti degli ultimi anni. Il possibile ritorno sulla scena politica di Tarique Rahman come candidato alla guida del governo segnala una fase delicata per la democrazia del Paese. Il voto non è solo una competizione tra partiti, ma una verifica sulla tenuta delle istituzioni, sul ruolo dell’opposizione e sulla capacità dello Stato di garantire un processo elettorale credibile. In un contesto regionale già fragile, l’esito avrà implicazioni anche nei rapporti con India, Cina e Occidente.
In Corea del Nord, intanto, si osservano segnali di continuità dinastica. La figura di Kim Ju-ae, figlia di Kim Jong Un, appare sempre più centrale nella narrazione pubblica del regime. La sua presenza in eventi ufficiali e nelle comunicazioni di Stato viene interpretata come un passaggio verso una fase di designazione del successore. Il prossimo congresso del Partito dei Lavoratori rappresenterà un momento cruciale non solo per chiarire gli equilibri interni al potere, ma anche per comprendere la direzione strategica del Paese: rafforzamento militare, gestione economica sotto sanzioni e rapporto con Russia e Cina.
Spostando lo sguardo in Europa, il tema dominante è quello della riorganizzazione dell’Unione. Dopo anni di resistenze, l’idea di un’Europa “a più velocità” torna con forza nel dibattito politico. Francia e Germania mostrano segnali di rinnovata unità strategica, consapevoli che l’allargamento e le sfide geopolitiche rendono difficile mantenere un’integrazione uniforme tra tutti gli Stati membri. Tuttavia, non mancano tensioni: lo scontro tra Pedro Sánchez e Giorgia Meloni su iniziative preliminari ai vertici UE evidenzia quanto il coordinamento resti fragile e quanto la leadership europea sia ancora in fase di assestamento.
Parallelamente, il rapporto transatlantico sta cambiando forma. Dagli Stati Uniti arrivano messaggi chiari: l’Europa deve assumere un ruolo guida nella NATO. Washington riconosce l’aumento dell’impegno europeo nella difesa, ma chiede una maggiore responsabilità strategica. L’idea di una NATO guidata politicamente e operativamente dagli europei implica una trasformazione profonda, che richiede pianificazione comune, investimenti coordinati e una visione condivisa della sicurezza continentale.
Sul piano demografico e sociale, la Spagna supera per la prima volta i dieci milioni di residenti nati all’estero, un dato che racconta una trasformazione strutturale del Paese. L’immigrazione diventa fattore decisivo per la crescita economica, ma anche terreno di dibattito politico. In Svizzera, al contrario, si voterà su una proposta che mira a frenare l’espansione demografica oltre i dieci milioni di abitanti. Due approcci opposti che riflettono tensioni comuni in tutta Europa: sostenibilità, identità, mercato del lavoro.
La guerra in Ucraina continua a produrre effetti che vanno oltre il campo militare. Il caso dell’atleta ucraino squalificato che accusa il Comitato Olimpico Internazionale di favorire indirettamente la propaganda russa mostra quanto anche lo sport sia diventato terreno di scontro simbolico. Nello stesso tempo, il presidente Zelensky ha conferito un’onorificenza nazionale allo skeletonista Vladyslav Heraskevych, trasformando la figura dell’atleta in simbolo di resistenza civile.
Infine, in Russia, il progressivo controllo del Cremlino su piattaforme come Telegram segnala una stretta ulteriore sull’informazione. Non si tratta solo di limitare un servizio di messaggistica, ma di restringere gli spazi di comunicazione alternativa in una società già fortemente sorvegliata. La dimensione digitale diventa così parte integrante del conflitto e della gestione del consenso interno.
Nel loro insieme, questi eventi raccontano un mondo che si sta ridefinendo attorno a tre assi principali: transizioni di leadership, riorganizzazione delle alleanze e conflitti che travalicano i confini tradizionali della politica. L’Europa, in particolare, appare chiamata a scegliere tra una maggiore integrazione differenziata e il rischio di frammentazione. In questo scenario, le decisioni prese oggi avranno effetti non solo immediati, ma di lungo periodo sulla stabilità democratica e sull’equilibrio globale.





