
Merz sfida Trump: «È frattura Usa-Ue Le battaglie Maga non sono le nostre»
14 Febbraio 2026
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14 Febbraio 2026A Monaco non si è consumato un semplice confronto diplomatico. Si è presa atto di una frattura. Nel suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza, il cancelliere Friedrich Merz ha detto con chiarezza ciò che fino a poco tempo fa veniva solo sussurrato: tra Europa e Stati Uniti si è aperto un divario politico e culturale.
Quando afferma che «le battaglie del movimento Make America Great Again non sono le nostre», Merz non compie un gesto polemico ma una delimitazione strategica. L’Europa non condivide l’idea di un ordine fondato su dazi, protezionismo e ripiegamento nazionale, associato alla stagione politica di Donald Trump e alla linea espressa dal vicepresidente J. D. Vance. Allo stesso tempo, non intende rompere l’alleanza atlantica.
Il punto è un altro: il vecchio assetto internazionale non esiste più. La guerra in Ucraina ha riportato la competizione tra grandi potenze al centro della scena, mentre le incertezze di Washington hanno reso evidente la vulnerabilità europea. Per questo Berlino parla apertamente di sacrifici, investimenti e responsabilità. Non è retorica: la Germania sta avviando un rafforzamento militare senza precedenti nella storia della Repubblica federale, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’Europa più solida sul piano della difesa.
Anche Emmanuel Macron insiste sull’autonomia strategica europea, mentre il segretario di Stato Marco Rubio prova a mantenere aperto il dialogo transatlantico. Sullo sfondo resta la leadership di Volodymyr Zelensky e la necessità di sostenere Kiev in una fase decisiva.
La novità non è lo scontro, ma il cambio di postura tedesco. Per decenni Berlino ha agito dentro un equilibrio protetto: integrazione europea, ombrello militare americano, prudenza strategica. Oggi quel modello non regge più. La Germania non vuole agire da sola, ma non intende neppure restare dipendente.
Il nodo italiano
In questo scenario, Giorgia Meloni si trova davanti a una scelta strategica. Finora ha mantenuto un equilibrio attento: piena collocazione atlantica, dialogo con l’area repubblicana americana, ma anche inserimento stabile nelle dinamiche europee.
Se però l’asse Berlino-Parigi accelera verso una difesa europea più integrata e meno dipendente dagli Stati Uniti, l’Italia non potrà restare in una posizione intermedia. Il rischio sarebbe quello di trovarsi marginale nel momento in cui si ridisegnano gli equilibri di sicurezza del continente.
La linea più solida, per Roma, è contribuire alla costruzione di un pilastro europeo forte all’interno della Nato: rafforzare l’industria della difesa, consolidare il ruolo nel Mediterraneo, investire in tecnologia e cooperazione strategica. Non si tratta di scegliere tra Europa e Stati Uniti, ma di superare una dipendenza strutturale e partecipare da protagonista alla ridefinizione dell’Occidente.
Monaco segna questo passaggio. La Germania ha deciso di assumersi un ruolo guida. La domanda ora è se l’Italia intenda sedersi al tavolo dove si scrivono le nuove regole o limitarsi ad adattarsi a quelle decise da altri.





