
Un mondo al buio: guerra, alleanze fragili e nazionalismi in ascesa
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In Italia non cadono missili e non si spengono le centrali sotto le bombe. Eppure la sensazione diffusa è quella di un Paese sospeso. Il governo appare stabile, la maggioranza compatta, l’opposizione frammentata. Ma sotto la superficie si muove una tensione più profonda: economica, sociale, culturale.
L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha consolidato una posizione che, a differenza di molte esperienze precedenti, non sembra minacciata da crisi interne imminenti. La narrazione è quella di un’Italia tornata centrale in Europa, capace di dialogare con Washington e di difendere gli interessi nazionali a Bruxelles. Il linguaggio alterna richiami identitari e pragmatismo istituzionale. La postura internazionale è più moderata rispetto alle attese iniziali, ma resta fortemente ancorata all’idea di sovranità e interesse nazionale.
Eppure il consenso non coincide con la serenità sociale. L’inflazione ha eroso i salari, il lavoro povero resta una realtà strutturale, la precarietà continua a segnare intere generazioni. La crescita c’è, ma non è percepita come redistribuita. Il divario tra Nord e Sud non si riduce, quello tra garantiti e non garantiti si approfondisce. La questione salariale è tornata al centro del dibattito pubblico, ma senza una soluzione condivisa.
L’opposizione fatica a costruire una proposta alternativa coerente. Il Partito Democratico prova a ridefinire il proprio profilo identitario, oscillando tra vocazione riformista e istanze più radicali. Il Movimento 5 Stelle insiste sul terreno sociale, ma resta prigioniero di una stagione politica che ha lasciato fratture. Il campo progressista appare più impegnato a definire sé stesso che a contendere davvero il governo del Paese.
Intanto il Parlamento discute riforme istituzionali che potrebbero ridisegnare l’assetto della Repubblica. Il progetto del premierato, sostenuto dalla maggioranza, viene presentato come strumento di stabilità e chiarezza democratica. I critici temono uno squilibrio tra poteri e un indebolimento del ruolo del Presidente della Repubblica e del Parlamento. Non è solo una questione tecnica: è un confronto sulla forma stessa della democrazia italiana.
Sul piano culturale, il clima è attraversato da polemiche ricorrenti. La gestione della memoria, il rapporto con l’antifascismo, il linguaggio pubblico, le politiche migratorie diventano terreni simbolici di scontro. La politica non è soltanto amministrazione, ma costruzione di immaginario. E in questo campo il governo ha mostrato una capacità comunicativa efficace, capace di parlare a un elettorato che chiede ordine, identità, riconoscimento.
L’Italia resta però un Paese demograficamente fragile, con un calo delle nascite che mette a rischio il sistema previdenziale e l’equilibrio sociale. Le politiche familiari non hanno ancora invertito la tendenza. L’immigrazione, invece di essere affrontata come questione strutturale e strategica, continua a essere trattata prevalentemente come emergenza.
C’è poi il nodo industriale e produttivo. La transizione ecologica e digitale rappresenta un’occasione straordinaria, ma richiede investimenti, formazione, visione di lungo periodo. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza offre risorse senza precedenti, ma la capacità di spesa e di progettazione resta diseguale tra territori. Le aree interne, i piccoli comuni, il Mezzogiorno rischiano di restare ai margini di una modernizzazione che procede a velocità diverse.
In questo quadro, l’Italia appare meno drammatica di altri scenari internazionali, ma non meno decisiva per il proprio futuro. Non vive una guerra aperta, ma attraversa una trasformazione silenziosa. La domanda non è se il governo reggerà. È se il Paese saprà ridefinire un patto sociale adeguato al nuovo contesto globale.
La politica italiana oggi non è nel caos. È in una fase di consolidamento del potere e di ridefinizione degli equilibri. Ma la stabilità istituzionale non basta se non si traduce in mobilità sociale, qualità del lavoro, fiducia nel futuro.
Non c’è il buio di Kyiv. C’è una luce tenue, incerta. La sfida è capire se diventerà più forte o se si limiterà a illuminare un equilibrio apparente, lasciando irrisolte le fratture profonde della società italiana.





