
Piancastagnaio. La Madonna del Trivio. The Madonna of the Crossroads
16 Febbraio 2026Pierluigi Piccini
Ieri sono andato a trovare mia cugina Maria Luisa che ci ha lasciato. Ero lì, davanti a lei, e mi sono tornati in mente due autori che hanno pensato la morte senza addomesticarla: Elias Canetti e Danilo Dolci.
Canetti lo scrive con una lucidità spietata in Massa e potere: chi sopravvive sta in piedi davanti a chi giace. Il sopravvissuto è colui che resta, e nel restare c’è qualcosa di terribile, un potere che nessuno ha chiesto e che nessuno può rifiutare. Ieri ero io quello in piedi. Lei no. In Il libro contro la morte questa evidenza diventa rivolta: ogni morte è uno scandalo, ogni accettazione una resa. Continuo a non trovarla naturale.
Eppure, stando lì davanti a lei, ho avvertito quasi una forma di invidia. Lei quell’appuntamento l’ha già attraversato. Io no. E la domanda che sale non è subito il dolore — il dolore arriva dopo, arriva sempre. È un’altra, più nuda: come sarà? Non è morbosità. È il riconoscimento che quello è l’unico appuntamento certo, e che chi ci sta davanti, immobile, sembra sapere qualcosa che noi ancora ignoriamo.
Poi mi è tornato in mente Dolci, con il suo sguardo diverso. Il pasto dopo il lutto — quel mangiare insieme che può sembrare indecente e invece è il gesto più necessario. Il corpo ha ancora fame. Le mani spezzano ancora il pane. Il pasto rituale dice questo: siamo ancora qui, e proprio perché siamo ancora qui abbiamo una responsabilità reciproca.
Oggi però quel rito quasi non esiste più. Tra obitori e case private, la morte è diventata una pratica da sbrigare, un passaggio igienico e burocratico. Non ci si siede più insieme dopo. Non si spezza più il pane dei vivi davanti al corpo dei morti. Abbiamo perso il gesto che teneva uniti il dolore e la fame, lo scandalo e la cura.
E allora il pensiero che mi accompagna è semplice: oggi torno a casa. Come tutti quelli che sono venuti a salutarla, oggi torno. Verrà un giorno in cui non potrò farlo. Ma oggi posso ancora aprire una porta, sedermi a tavola, guardare la luce che cambia prima di sera.
Questo tornare non è ovvio. È un compito. È ciò che i morti ci consegnano.
Tra lo scandalo di Canetti e il pane di Dolci si apre lo spazio del tempo che ci resta. Sta a noi non sprecarlo anche se lo faremo in modo non autentico.





