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20 Febbraio 2026
In relazione alle recenti dichiarazioni del Presidente, è opportuno riportare il confronto sul piano istituzionale, che è l’unico adeguato quando si parla della governance di una fondazione culturale pubblica.
Lo statuto vigente della Fondazione definisce con chiarezza le competenze dei diversi organi. Il Presidente esercita funzioni di rappresentanza e presiede il Consiglio di Amministrazione. Il CdA è l’organo collegiale di indirizzo e deliberazione. La Direzione è responsabile della gestione e dell’attuazione delle deliberazioni adottate.
Eventuali modifiche statutarie potranno ridefinire ruoli e competenze per il futuro. Fino all’approvazione di un nuovo statuto, tuttavia, l’assetto in vigore resta quello attuale e deve essere applicato secondo il suo dettato.
Affermare che la Direzione non possa proporre contenuti o che la programmazione dipenda sostanzialmente dalla Presidenza introduce una lettura che non trova un’espressa previsione nello statuto vigente. La distinzione tra funzione di indirizzo e funzione gestionale non è un dettaglio formale, ma una garanzia di equilibrio e di corretto funzionamento dell’ente.
Le tensioni emerse negli ultimi mesi sembrano derivare non da divergenze culturali, bensì da un’applicazione non pienamente coerente dell’assetto statutario. Quando i ruoli si sovrappongono, il dibattito si personalizza e l’istituzione si espone a equivoci che possono essere evitati con una chiara definizione delle responsabilità.
Poiché il Comune provvede alle nomine degli organi della Fondazione, rientra tra le sue responsabilità assicurare che l’ente operi nel rispetto dello statuto vigente e secondo una corretta distinzione delle competenze. La funzione di vigilanza non riguarda le singole scelte culturali, ma il buon funzionamento dell’assetto istituzionale.
La questione, dunque, non concerne le singole mostre o le opzioni artistiche, ma il rispetto delle competenze previste oggi. Le riforme si discutono e si approvano nelle sedi opportune; nel frattempo, ciò che è in vigore deve essere applicato correttamente.
Il confronto pubblico su questi temi non rappresenta una delegittimazione dell’ente, ma un contributo alla sua solidità e alla sua credibilità nel tempo.





