
Il linguaggio dell’annuncio: consenso e vaghezza nel racconto del Santa Maria
21 Febbraio 2026
di Pierluigi Piccini
Qui di seguito ho pubblicato tre articoli dedicati al Santa Maria della Scala.
Non sono tre interventi separati. Sono tre passaggi di un’unica analisi.
Il primo affronta il linguaggio dell’annuncio: come si costruisce consenso attraverso formule ampie – “rilancio”, “nuova fase”, “atto strutturante” – che evocano cambiamento senza entrare nel merito delle strutture.
Il secondo entra nel cuore della questione statutaria. Non per difendere un testo per principio, ma per leggerlo. Per mostrare cosa prevede davvero: ingresso di soggetti pubblici e privati già consentito, apertura al quadro normativo europeo, autonomia patrimoniale, strumenti di cooperazione e finanziamento. Lo statuto non era il problema. Era già uno strumento evolutivo. Se non si è completato il percorso verso una maggiore autonomia – anche attraverso l’iscrizione al RUNTS – non è per un limite tecnico. È stata una scelta.
Il terzo articolo guarda ai numeri, al modello gestionale e alle prospettive. Perché un’istituzione culturale non vive di dichiarazioni, ma di equilibrio tra missione, governance, sostenibilità economica e risultati concreti.
Questi tre testi chiedono solo una cosa: pazienza nella lettura.
Chi leggerà con attenzione troverà riferimenti a norme, dati, struttura giuridica, strumenti disponibili. Non interpretazioni astratte, ma elementi verificabili.
Il punto non è convincere. È disvelare.
Togliere le opinioni sedimentate nel linguaggio dell’annuncio e risalire alle cose concrete: cosa dice lo statuto, quali strumenti erano già attivi, quali scelte sono state compiute o non compiute.
Lo statuto in essere non era un ostacolo. Era già un ponte.
Se quel ponte non è stato attraversato fino in fondo – anche attraverso l’iscrizione al RUNTS e il rafforzamento dell’autonomia – non è stato per un limite tecnico o giuridico. Gli strumenti c’erano.
È legittimo allora chiedersi se non abbia prevalso la scelta di mantenere un controllo politico forte sull’istituzione, piuttosto che accompagnarla verso una piena autonomia strutturale.
Il tema non è polemico. È istituzionale.
Un grande centro culturale può essere governato come articolazione dell’amministrazione o può evolvere come soggetto autonomo dentro un quadro di regole e controlli esterni. Sono due modelli diversi.
Il punto è quale modello si è scelto.
Poi ognuno si farà la propria idea.





