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La partita che vede il Monte dei Paschi al centro dell’offerta pubblica di scambio su Mediobanca non si gioca solo in Borsa. Accanto all’ascesa delle adesioni, che hanno ormai superato il 27% del capitale di Piazzetta Cuccia, resta aperto un fronte giudiziario che riguarda direttamente uno dei protagonisti dell’operazione: il gruppo Caltagirone.
Da tempo le società riconducibili all’imprenditore romano hanno avviato una causa civile contro Mps chiedendo un risarcimento di 741 milioni di euro. Secondo Caltagirone, tra il 2006 e il 2011 la banca avrebbe diffuso informazioni finanziarie inesatte, inducendo gli investitori ad assumere decisioni che hanno poi generato perdite pesanti. Il gruppo sostiene infatti di aver visto svalutati circa 856 milioni di investimenti, trasformatisi in un danno patrimoniale rilevante. La controversia è in corso davanti al Tribunale di Roma e Mps ha dovuto inserire l’azione legale nei propri bilanci, inizialmente classificandola come “possibile”, salvo poi ridimensionarne il rischio a “remoto”. Nonostante questa valutazione prudenziale, la causa resta aperta e potenzialmente capace di influire sull’immagine della banca senese.
La vicenda presenta un elemento singolare: mentre porta avanti la battaglia legale, il gruppo Caltagirone si muove come azionista di peso sia in Mediobanca, con quasi il 10%, sia nello stesso Monte. Proprio il suo recente apporto di titoli — non confermato ufficialmente ma dato per probabile dagli operatori — ha contribuito a far salire le adesioni all’Ops oltre il 27%. In pratica, il gruppo sostiene un’operazione industriale della banca senese pur mantenendo aperto un contenzioso milionario nei suoi confronti.
Sul piano finanziario, l’offerta di scambio lanciata da Mps punta a conquistare Mediobanca superando una prima soglia minima del 35%, fino al 50% o più per ottenere il pieno controllo. Per arrivarci, potrebbe rendersi necessario un rilancio in contanti: al momento lo sconto di Borsa sull’offerta è stimato attorno al 3%, pari a circa 525 milioni di euro da colmare.
Il Monte si trova quindi stretto tra due fronti: da un lato la spinta delle adesioni che rafforza la sua manovra di consolidamento, dall’altro una causa giudiziaria di grande portata economica e simbolica. Il fatto che il contenzioso e il sostegno all’Ops provengano dallo stesso soggetto, Caltagirone, rende la situazione ancora più complessa e carica di contraddizioni.