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La presenza di Francesco Gaetano Caltagirone nell’universo del Monte dei Paschi di Siena non nasce con un ingresso improvviso nel capitale, ma si radica già negli anni Novanta, quando il costruttore romano comincia a ritagliarsi un ruolo nel sistema della grande finanza italiana. In quel periodo, attraverso partecipazioni in Mediobanca, Generali e Banca di Roma, Caltagirone entra nel cosiddetto salotto buono dove si decidevano i destini di banche e assicurazioni. MPS, che ambiva a rafforzarsi come quarto polo bancario nazionale, si muoveva in quello stesso orizzonte.
Dalle partecipazioni all’ingresso diretto
Nei primi anni Duemila, Caltagirone consolida la propria posizione come azionista di rilievo del Monte, fino a divenire nel 2006 vicepresidente della banca e secondo socio privato per peso, dopo la Fondazione MPS. Era il momento in cui Siena si proiettava oltre i confini locali, coltivando ambizioni di leadership nazionale.
Antonveneta come punto di svolta
Il 2007–2008 segna la svolta. Sotto la presidenza di Giuseppe Mussari, MPS lancia l’acquisizione di Antonveneta per circa 9 miliardi di euro cash, senza due diligence: un’operazione che passerà alla storia come uno degli errori strategici più pesanti della banca. In quel consiglio di amministrazione sedeva anche Caltagirone, vicepresidente e figura di riferimento per il capitale privato.
La decisione non fu sua in senso diretto – il baricentro rimaneva a Siena, nella Fondazione e nella dirigenza – ma la sua presenza e i suoi legami nel sistema Mediobanca/Generali contribuirono a dare peso e credibilità all’operazione. Antonveneta rappresentò il momento di massima influenza del costruttore romano dentro MPS, ma anche il punto di crisi: un debito ingestibile che avrebbe trascinato la banca nel baratro.
L’uscita e il lungo silenzio
Quando la situazione cominciò a precipitare, nel 2012 Caltagirone liquidò la sua quota, abbandonando il Monte dei Paschi. Per oltre dieci anni rimase lontano dall’istituto senese, impegnato su altri fronti bancari e assicurativi.
Il ritorno in scena
Nel novembre 2024 il ritorno: approfittando della cessione del 15% da parte del Tesoro tramite procedura accelerata, il gruppo Caltagirone acquistò il 3,5%. Da lì una scalata rapida fino al 5% a febbraio 2025 e al 9,96% nell’aprile 2025, che lo ha reso secondo azionista della banca, dietro al MEF. Una posizione di forza che lo vede nuovamente protagonista nello scenario del consolidamento bancario italiano, con l’OPS lanciata da MPS su Mediobanca.
L’operazione e la vendita del pacchetto statale restano sotto la lente della Procura di Milano, che ha aperto un’indagine sulla trasparenza della procedura.
Sintesi
- Anni ’90 – primi 2000: influenza indiretta tramite Mediobanca e Generali, ingresso progressivo in MPS.
- 2006–2012: vicepresidente e secondo azionista privato; presente nel board che approva l’acquisizione di Antonveneta.
- 2012: uscita dal capitale, in concomitanza con la crisi esplosa dopo Antonveneta.
- 2024–2025: ritorno come secondo azionista (9,96%), figura chiave nell’operazione di consolidamento con Mediobanca.
Fonti
- “Francesco Gaetano Caltagirone”, Wikipedia (IT/EN).
- Relazioni annuali MPS 2006–2012.
- Comunicati CONSOB su variazioni partecipative rilevanti (2024–2025).
- Financial Times, “Italy sells almost all its stake in world’s oldest bank”, 14 novembre 2024.
- Reuters, “Italian tycoon Caltagirone ups Monte dei Paschi stake to 8%”, 27 febbraio 2025.
- Forbes Italia, “Caltagirone sale al 5,8% di MPS e Mediobanca”, 28 febbraio 2025.
- Agenzia Nova, “Monte dei Paschi di Siena, Caltagirone sale al 9,96% e diventa secondo socio”, aprile 2025.
- Reuters, “Bailed-out MPS bids for Mediobanca as Italian banking drama escalates”, 24 gennaio 2025.
- Reuters, “Monte dei Paschi says ECB cleared Mediobanca acquisition”, 25 giugno 2025.
- Il Fatto Quotidiano, “Indagine sulla vendita del 15% di MPS da parte del MEF”, 17 luglio 2025.