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Durante un incontro a Roma con una delegazione di rappresentanti della diocesi francese di Créteil, Papa Leone XIV ha rilanciato un messaggio che va dritto al cuore della vita pubblica: la fede non può restare confinata alla sfera privata, ma deve guidare le scelte politiche e sociali. Per i cristiani impegnati in politica, ha detto, la via è quella di radicarsi nel Vangelo e lasciarsi orientare dalla dottrina sociale della Chiesa, che da oltre un secolo indica principi utili a tutti: la dignità della persona, il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà e la cura del creato.
Il Pontefice ha sottolineato che la salvezza annunciata da Cristo riguarda ogni ambito dell’esistenza: dalla famiglia all’economia, dal lavoro alla cultura, fino alla responsabilità civile. Per questo il credente non può separare la propria identità spirituale dal ruolo politico, ma deve assumere le proprie decisioni con coerenza, anche quando questo comporta difficoltà o isolamento. In una società dove la fede è talvolta ridicolizzata o considerata irrilevante, occorre avere il coraggio di dire “no, non posso” di fronte a leggi o pressioni che negano la verità e la dignità dell’uomo.
Non mancano nella storia figure che hanno incarnato questo legame tra fede e impegno pubblico. Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, trasformò la città in laboratorio di accoglienza e pace. Robert Schuman, tra i fondatori dell’Europa, concepì l’unione tra Stati come riconciliazione tra popoli. Aldo Moro visse la politica come servizio al dialogo, anche nei momenti più drammatici. Questi esempi mostrano come la fede possa diventare forza generativa di scelte concrete, senza trasformarsi in imposizione confessionale.
Il Papa ha osservato che la situazione attuale, segnata da precarietà, disoccupazione, insicurezza e nuove fratture sociali, esige una risposta che vada oltre le soluzioni tecniche. Non basta la compassione individuale: serve una carità sociale che diventi azione politica, capace di difendere i più deboli, creare opportunità di lavoro dignitoso, rafforzare scuola e famiglia, promuovere la pace e la cooperazione internazionale.
Il messaggio finale è semplice ma impegnativo: fede e politica non possono essere vissute come due strade parallele. Sono parte di un’unica vocazione al servizio del bene comune. Studiare la dottrina sociale, radicarsi nel Vangelo e assumere la politica come responsabilità condivisa significa lavorare per società più giuste, solidali e riconciliate. È un richiamo che vale per la Francia, ma parla all’Europa e al mondo intero.