
Piancastagnaio. Magalí Sare e Manel Fortià per la seconda serata di 𝐅𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐉𝐚𝐳𝐳 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟓
29 Agosto 2025
Francesco Gaetano Caltagirone e il Monte dei Paschi: una storia tra finanza e potere
30 Agosto 2025
Monte dei Paschi di Siena (Mps) si trova al centro di una partita complessa che intreccia finanza, tribunali e strategie industriali. Da una parte c’è l’offerta pubblica di scambio (OPS) su Mediobanca, dall’altra la causa intentata da Francesco Gaetano Caltagirone contro la banca senese, per un risarcimento di 751 milioni di euro.
Il gruppo Caltagirone ha citato in giudizio Monte dei Paschi sostenendo che, tra il 2006 e il 2011, la banca avrebbe diffuso informazioni fuorvianti che gli avrebbero causato perdite ingenti, stimate in circa 856 milioni di euro. La richiesta al Tribunale di Roma è di 751 milioni. Nella sua relazione, Mps ha classificato questo rischio come “remoto”, ma la vertenza pesa comunque sul clima attorno all’OPS e mette in evidenza un rapporto ambivalente: Caltagirone da un lato porta azioni all’offerta, dall’altro combatte una causa miliardaria.
Le adesioni all’offerta hanno superato il 28% del capitale, con un forte contributo proprio di Caltagirone e della Delfin della famiglia Del Vecchio. L’obiettivo fissato da Mps è raggiungere almeno il 35%, soglia minima per esercitare un controllo di fatto. Superare il 50% darebbe invece accesso pieno ai benefici fiscali delle DTA (Deferred Tax Assets), mentre il target ambizioso rimane il 66,7% del capitale. Il Consiglio di amministrazione della banca, guidato da Luigi Lovaglio, sta valutando un rilancio last minute dell’offerta: inserire una componente in contanti accanto allo scambio azionario per renderla più attrattiva. Se ciò accadesse, la scadenza dell’OPS, fissata per l’8 settembre, potrebbe slittare fino al 15 settembre.
Il CdA di Mediobanca ha respinto con fermezza l’offerta, definendola “ostile, non concordata e inadeguata”. Piazzetta Cuccia ha contestato il corrispettivo (2,533 azioni Mps per 1 azione Mediobanca) e ha sostenuto che l’operazione manca di un vero razionale industriale. Al momento, lo scambio incorpora uno sconto ridotto dell’1,6%, pari a circa 285 milioni di euro: un segnale che il mercato sta prendendo più sul serio la possibilità di successo dell’offerta.
Il tema della governance è già al centro del dibattito. In caso di successo, l’assetto di Mediobanca dovrà essere ridisegnato: circolano i nomi di Mauro Micillo, Marco Morelli e Fabrizio Palermo come possibili figure di riferimento per la nuova fase. Un eventuale ingresso di Mps in Mediobanca non ridisegnerebbe solo gli equilibri interni, ma avrebbe effetti anche su Generali, partecipata strategica di Piazzetta Cuccia, e più in generale sull’intero sistema bancario italiano.
Oltre alla partita industriale, ci sono in gioco importanti benefici fiscali. Se l’OPS dovesse superare il 50%, Mps potrebbe sfruttare appieno le DTA, migliorando la solidità patrimoniale e rafforzando i bilanci. Sul fronte dei mercati, le adesioni al 28% hanno portato maggiore fiducia: lo sconto sull’offerta si è ridotto, ma persistono dubbi sulla sostenibilità dell’operazione, soprattutto alla luce della causa Caltagirone e delle tensioni regolatorie.
L’operazione Mps–Mediobanca non è soltanto una questione di numeri: è un crocevia tra ambizioni industriali, opportunità fiscali, tensioni legali e scelte di governo. Palazzo Chigi ha già dato il via libera senza condizioni, mentre la Bce ha autorizzato l’operazione. Il Tesoro resta azionista di Mps con circa l’11,7% e il quadro della prossima manovra potrebbe incidere sul sentiment verso le banche, dato il confronto aperto su nuovi contributi del settore al bilancio pubblico. In parallelo, restano sullo sfondo le verifiche della Procura di Milano sulla vendita del 15% di Mps dello scorso novembre. Con la scadenza imminente e la possibilità di un rilancio sul tavolo, il verdetto sarà deciso dal mercato, dai tribunali e — inevitabilmente — dalla politica.