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La discussione sull’arrivo di Leonardo a Siena deve essere riportata al senso autentico delle cose, sottraendola a semplificazioni ideologiche. Non basta dire “armi sì” o “armi no”: la vera questione è quale Leonardo si intenda insediare a Siena, con quali obiettivi e quali ricadute sul territorio. Un polo produttivo legato all’industria militare o un centro di ricerca con applicazioni civili? Sono scenari radicalmente diversi, con conseguenze profondamente differenti per la città.
Eppure il dibattito non decolla. A Siena, da tempo, assistiamo ad annunci che spesso non si realizzano, a presunte medaglie appuntate per ipotetici successi, ma quasi mai a un confronto pubblico reale. A questo si aggiunge l’assenza dei partiti: quelli di maggioranza si limitano a un consenso automatico verso le scelte dell’amministrazione, mentre quelli di opposizione scelgono spesso il silenzio su questioni difficili e imbarazzanti da affrontare, perché rischiano di dividere internamente o di metterli in contraddizione con le loro stesse posizioni pregresse.
Il risultato è una città spettatrice, tenuta all’oscuro del merito delle decisioni. Ma l’insediamento di Leonardo non è una vicenda tecnica: tocca il modello di sviluppo, l’immagine, l’identità di Siena. Per questo non si può accettare che maturi senza chiarezza, senza alternative, senza un dibattito serio.
La domanda resta dunque inevasa: quale Leonardo, con quali obiettivi, con quali conseguenze? Finché non si darà risposta a questo, il dibattito resterà confinato a slogan e calcoli di convenienza, senza alcuna visione per il futuro della città.