Oggi il Museo del Novecento di Milano dedica al decano della critica e della storia dell’arte italiana la mostra Enrico Crispolti. La critica in atto (fino all’11 gennaio 2026), a cura di Luca Pietro Nicoletti (a cui si deve anche la monumentale bibliografia completa di Crispolti edita di recente da Silvana Editoriale) in collaborazione con l’Archivio Crispolti, un progetto espositivo capace di farci entrare nella lunga storia di incontri, dialoghi, studi, pubblicazioni, mostre, idee, didattica, attenzione storiografica.
La mostra è suddivisa in sezioni, si parte dagli anni della formazione universitaria sotto il magistero di Lionello Venturi alla Sapienza, l’impegno su Alberto Burri, Lucio Fontana e Francesco Somaini; si prosegue poi con il focus dedicato all’insegnamento, prima a Salerno e poi a Siena; c’è poi la sezione dedicata alle grandi mostre – anzitutto Volterra, straordinaria esperienza di arte partecipata del 1973 – e poi le Biennali, l’impegno negli studi sul Futurismo, sull’Informale e sulla Nuova figurazione.
Enrico Crispolti è riuscito a essere da un lato critico militante, rigoroso e scientifico nei suoi sguardi e nelle sue scelte, ma anche studioso meticoloso, nella stesura dei cataloghi ragionati. C’è poi il Crispolti che dialoga con gli artisti, maestro di tanti critici e studiosi, e il Crispolti attento a certe esperienze milanesi, che connette ulteriormente il rapporto tra lo studioso e la città, a partire da Fontana, per arrivare al Futurismo e poi a Somaini: tre temi cruciali della sua indagine storiografica.
Critica in atto, già. Crispolti ha costruito pionieristicamente un doppio sguardo di studio sul presente, attivando una metodologia di lavoro specifica che alle volte è stata fraintesa e definita erroneamente eclettica. Crispolti invece era curioso, aperto a diverse istanze, attento ai maestri ma anche alle giovani generazioni, conscio che l’incontro con l’artista è stato sempre il punto primario di azione del suo fare. Materiali audiovisivi, documenti cartacei e moltissimi altri materiali costituiscono pertanto una vera e propria costellazione di spazi d’azione in cui la ricerca storico-critica è un atto quotidiano, dentro e fuori dall’archivio, negli studi degli artisti, nei luoghi espositivi, a stretto contatto con il sociale, il reale e quindi il politico.
Questa è la prima tappa di un nuovo ciclo di mostre che il Museo del Novecento mette in pratica. Dopo questo focus crispoltiano, ci sarà una mostra dedicata a Tommaso Trini, fondamentale figura, spesso un po’ defilata, delle esperienze più significative dell’arte italiana tra i Sessanta e il decennio successivo, e poi Pierre Restany, il critico francese a lungo intimamente legato a Milano e ai suoi artisti.







