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di Pierluigi Piccini
Ogni città, quando spende risorse pubbliche, racconta implicitamente un’idea di sé. Non è mai solo una questione di cifre: è una questione di modello, di priorità, di visione. Il dibattito sul concerto di Capodanno a Siena, e sulle risorse impiegate per realizzarlo, va letto esattamente in questa chiave.
Il confronto con Pescara non serve a stabilire chi spende di più o di meno, né a importare modelli altrui. Serve a chiarire una domanda più profonda: che idea di promozione urbana e di uso del denaro collettivo sta dietro a certe scelte.
A Pescara, per il Capodanno 2025–2026, il Comune ha organizzato due grandi concerti gratuiti: Gianna Nannini il 31 dicembre e Irama il 1° gennaio, nell’Area di Risulta. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, la spesa complessiva sostenuta dall’amministrazione comunale è stata di circa 412 mila euro, di cui 154 mila euro per il concerto di Irama. I numeri sono stati resi pubblici, discussi, contestati. Ma restano chiari, leggibili, verificabili, perché derivano da atti amministrativi e determine di spesa.
A Siena, invece, la situazione è più opaca e va chiarita con precisione. La cifra di oltre 740 mila euro, spesso evocata nel dibattito pubblico, non riguarda solo il concerto di Capodanno, ma include l’intero costo della comunicazione del cartellone delle festività natalizie. Dagli atti comunali risulta infatti che circa 620 mila euro riguardano la produzione complessiva del concerto di Capodanno, comprensiva di cachet artistico, allestimenti tecnici, logistica, sicurezza e servizi connessi, mentre 126.500 euro sono destinati alla comunicazione complessiva delle iniziative natalizie.
Chiarito questo punto – necessario per onestà intellettuale – resta però un dato politicamente rilevante: anche scorporando la comunicazione, la spesa per il solo concerto di Capodanno a Siena resta significativamente più alta dell’intero pacchetto di concerti realizzato a Pescara, senza che venga fornita una valutazione altrettanto trasparente sugli effetti prodotti.
Qui emerge una prima differenza sostanziale, che non è solo di scala, ma di giustificazione politica.
A Pescara l’evento è dichiaratamente un’operazione di intrattenimento urbano e di richiamo, coerente con una città che da anni si propone come “città degli eventi” e che misura il successo soprattutto in termini di affluenza. È un modello discutibile, ma coerente con l’identità che quella città ha scelto di costruire.
A Siena, invece, la stessa logica viene giustificata con argomenti più ambiziosi: promozione turistica, reputazione internazionale, rafforzamento dell’immagine della città. Ed è qui che il confronto diventa dialettico. Perché una città come Siena, con una storia e un capitale simbolico unici, non può essere valutata con gli stessi parametri di un contesto urbano costruito intorno alla logica dell’evento.
C’è poi un elemento strutturale, spesso ignorato, che questo confronto rende evidente. Una città che nel tempo ha scelto di fondare parte della propria identità sulla dimensione degli eventi tende anche a sviluppare competenze interne specializzate, amministrative e organizzative. In questo modo riduce progressivamente il ricorso a soggetti esterni e trattiene sul territorio una quota maggiore del valore prodotto dalla spesa pubblica.
Siena, al contrario, proprio nella sua persistente non definizione strategica, è costretta a ricorrere in larga misura a competenze esterne: società di produzione, consulenti, agenzie di comunicazione, fornitori specializzati. Il risultato è che una parte rilevante della ricchezza generata dal Comune non si trasforma in capacità locale né in economia stabile, ma viene immediatamente trasferita fuori città. Anche questo dovrebbe entrare nel bilancio politico dell’operazione: non solo quanto si spende, ma quanta conoscenza, quanta competenza e quanta economia restano davvero nel tessuto urbano quando le luci si spengono.
In questo quadro, l’argomento degli “alberghi pieni” mostra tutta la sua debolezza. Il concerto si svolge nella notte di Capodanno, periodo di alta occupazione fisiologica. La domanda politica non è se le strutture abbiano lavorato, ma quante presenze aggiuntive siano state effettivamente generate dal concerto rispetto a un Capodanno ordinario. Su questo dato non viene fornita alcuna evidenza.
Esiste inoltre un limite strutturale che non può essere ignorato. I posti letto complessivi nel Comune di Siena sono circa 7.800, comprendendo l’intero spettro dell’offerta ricettiva: alberghi di diverse categorie, bed & breakfast, affittacamere, agriturismi e strutture extralberghiere. Anche ipotizzando un’occupazione molto elevata – cosa che nella realtà non si verifica in modo uniforme – il margine di crescita resta contenuto, mentre una parte rilevante del pubblico del concerto proviene dal territorio o dall’area vasta e non pernotta.
Ma il nodo non è solo quantitativo. Anche ammettendo che alcuni operatori abbiano beneficiato dell’evento, resta una domanda cruciale: è davvero questo il miglior investimento possibile, anche per gli stessi operatori turistici?
La promozione turistica non coincide con l’organizzazione di un grande evento. Funziona quando costruisce nel tempo reputazione, qualità dell’offerta, continuità; quando rafforza servizi, accoglienza, mobilità, informazione e programmazione culturale. Una spesa concentrata in una sola notte produce visibilità immediata, ma difficilmente genera effetti durevoli.
C’è infine una questione di equità. I costi di questa operazione sono sostenuti dall’intera collettività, comprese persone che non partecipano agli eventi e che non ne traggono beneficio diretto. I vantaggi, invece, si concentrano su pochi soggetti e per un tempo limitato. È legittimo chiedersi se questa distribuzione delle risorse pubbliche sia giusta e coerente con una visione di lungo periodo.
Il confronto Siena–Pescara, dunque, non oppone chi spende bene e chi spende male. Oppone due idee di città. Una che utilizza l’evento come risposta immediata a un bisogno di visibilità. Un’altra che dovrebbe misurare ogni euro pubblico sulla base di qualità, durata, equità e identità.
È su questo terreno – non sugli slogan, non sulle piazze piene – che andrebbe misurata la responsabilità di chi governa.
Nota metodologica
Le cifre riportate in questo editoriale derivano da atti amministrativi pubblici e da ricostruzioni effettuate dalla stampa locale, in particolare per quanto riguarda il Comune di Pescara.
Nel caso di Siena, la distinzione tra costi di produzione del concerto di Capodanno (circa 620.000 euro) e spese di comunicazione dell’intero cartellone natalizio (126.500 euro) si basa sugli impegni di spesa ufficiali del Comune.
Il confronto tra Siena e Pescara non ha valore contabile, ma politico e strutturale: non mira a stabilire quale città “spende meglio”, bensì a mettere in luce differenze di modello, di trasparenza e di capacità di trattenere sul territorio valore economico e competenze.
Le valutazioni sulle ricadute economiche adottano criteri prudenziali: distinzione tra spesa pubblica e benefici effettivamente locali; assenza di automatismi tra evento e occupazione turistica in una notte di alta stagione; considerazione dei limiti strutturali dell’offerta ricettiva e della composizione del pubblico.
L’articolo non contesta la legittimità degli eventi culturali, ma pone una questione di responsabilità pubblica, di proporzionalità della spesa e di coerenza con una strategia urbana di lungo periodo.





