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15 Gennaio 2026Città Il manager di Hines gestirà i progetti del governo: dalla rendita al «disagio abitativo». La promessa di 100 mila abitazioni a prezzo calmierato e il business delle «rigenerazioni»
Il Piano casa che Giorgia Meloni ha rivendicato anche l’altro giorno alla conferenza stampa di inizio anno comincia a prendere forma: con pochi quattrini stanziati e una palese commistione con gli interessi immobiliari e i fondi speculativi. Tanto che a coordinarne i progetti sarà Mario Abbadessa, manager quarantenne al vertice della branca italiana di Hines, la società immobiliare che opera in trenta paesi e che dichiara un portafoglio di 93 miliardi di dollari di asset.
PRIMA DI GUARDARE al ruolo di Abbadessa bisogna fare un attimo i conti in capo al Piano casa. Matteo Salvini, che dal ministero per le infrastrutture ha la delega per le politiche abitative, aveva chiesto 800 milioni di euro. Ma stando all’ultima legge di bilancio, di milioni per il progetto ce ne sono 560 per cinque anni, cui il governo spera si aggiungano i fondi europei per la casa. Confindustria ha fatto due conti e ipotizza una cifra di almeno dieci volte tanto. Dal canto suo, Carlo Cottarelli parlandone col Foglio ha calcolato che per attivare i 100.000 alloggi a prezzo calmierato dei quali ha parlato Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno servono 25 miliardi.
TUTTO LASCIA intendere, insomma, che questo divario tra fondi pubblici e ambizioni dichiarate debba essere colmato dall’attività dell’ex Head of Transanction Europe e Head in Italia di Hines, che dovrebbe lavorare come collettore di investimenti. Sotto la direzione di Abbadessa, Hines ha gestito capitali provenienti per lo più da fondi pensione tedeschi, statunitensi e giapponesi e chiuso operazioni in Italia per un valore complessivo che si aggira intorno agli 8 miliardi di euro.
La potenza di fuoco di questo capitale speculativo, crocevia del paradigma finanziario che disegna le città italiane ormai da anni, si è riversata soprattutto al nord del paese, tra Milano e Firenze. Nel capoluogo lombardo Hines ha gestito la riqualificazione della Torre Velasca, la rigenerazione dell’ex Trotto di San Siro (800 appartamenti), l’acquisizione di Scalo Farini dove dovrebbe sorgere la nuova sede di Unicredit e l’avvio dei lavori sul lotto dell’ex Falck di Sesto San Giovanni.
A Roma ha in mano la grande operazione che ruota attorno all’area degli ex Mercati generali, dove dovrebbero sorgere «studentati» tutt’altro che a prezzo calmierato: secondo un modello che Hines ha sperimentato in diversi posti si tratta di usare questo escamotage per accelerare le pratiche urbanistiche e favorire i processi della grande rendita. «I contorni dell’operazione sfumino nell’indistinto – protesta il comitato Basta speculazione sui Mercati generali di Roma – In un’opacità e in un sistema di porte girevoli dentro il quale non si capisce più dove inizia l’interesse pubblico e dove finisce quello privato, della rendita immobiliare e finanziaria. Tutto, alla fine, sembra asservito solo alla logica del mercato, anzi del gigante del mercato, del colosso mangiacittà: Hines con i suoi sodali. Così anche il contrasto al ‘disagio abitativo’, come il governo chiama il diritto all’abitare, viene incanalato e asservito al grande capitale multinazionale».
SEMBRA UN MODO per affidare la pecora al lupo. I cui dettagli verranno esplicitati nel decreto attuativo che conterrà i dettagli. L’ultima legge di bilancio cita alcuni capitoli: affitti a canone agevolato, affitti con riscatto e contratti di permuta immobiliare. Il Dpcm dovrebbe essere adottato con il concerto del ministero dell’economia con il coinvolgimento del ministero delle infrastrutture e la partecipazione degli enti locali nella conferenza unificata.
Previo passaggio con le parti sociali, tra le quali si annovera anche Confedilizia, che per bocca del suo presidente Giorgio Spaziani Testa non manca ad ogni occasione di chiedere norme che facilitino gli sfratti e favoriscano i proprietari immobiliari. Qualche mese fa il deputato Claudio Borghi, uno dei volti più noti della Lega sovranista, ha presentato a Roma il suo libro Vent’anni di sovranismo. L’evento era ospitato proprio nella sede nazionale di Confedilizia. Spaziani Testa, che è il caso di definire padrone di casa, ha rivendicato in apertura la lunga collaborazione con il parlamentare salviniano. Borghi ha spiegato la scelta della location sostenendo che la proprietà privata della casa è un baluardo sovranista, un argine al «globalismo» (sic) e ai «flussi mondialisti» rappresentati, ça va sans dire, dagli immigrati ma evidentemente non dai fondi finanziari. È questo il diritto alla casa, anzi la lotta al «disagio abitativo», nell’era del governo Meloni.





