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16 Gennaio 2026L’analisi Panetta (Bankitalia) al governo: «La leva fiscale non crea crescita» Salari fermi da vent’anni, solo smorzato l’impatto dell’inflazione. La fallimentare strategia dei bonus, le donne guadagnano il 30% in meno
L’entusiasmo del governo Meloni per i record dell’occupazione serve a nascondere l’asimmetria sulla quale si regge il capitalismo italiano: a crescere non è la ricchezza sociale diffusa, ma il lavoro povero. Questa dinamica definisce i contorni di un sistema economico dove l’aumento del numero di occupati non genera benessere diffuso ma funge da puntello a un modello fondato su profitti record e salari progressivamente impoveriti.
LA CONTRADDIZIONE è stata fotografata ieri dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta che, in un discorso all’Università di Messina, ha denunciato una paralisi ventennale dei redditi senza eguali in Europa e ha evidenziato il fatto che i salari non aumentino attraverso la leva fiscale, cioè quello che Meloni e Giorgetti hanno fatto negli ultimi tre anni. Panetta ha chiarito che i bonus e i tagli contributivi servono tutt’al più a contenere temporaneamente gli effetti dell’inflazione, ma non producono crescita strutturale, né modificano la produttività del lavoro. È proprio qui che emerge la miopia che l’attuale esecutivo ha ereditato e sta perpetuando. Quello di Panetta è infatti un consiglio a cambiare rotta. Tuttavia appare difficile imboccare una strada diversa. Il melonismo, in economia, è conforme alla svalutazione interna dei salari finalizzata all’aumento dei profitti.
LO SCENARIO delineato da Panetta è stato approfondito ieri dal rapporto «Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti in Italia», presentato a Palazzo Wedekind a Roma dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (Civ) dell’Inps. Dal 2000 a oggi i salari orari reali in Italia sono rimasti pressoché fermi, contro il +21% della Germania e il +14% della Francia. I lavoratori non riescono a recuperare né il terreno perso con l’inflazione cumulata 2021-2023, né quello eroso dall’«inflazione da avidità». Come evidenziato da Istat e Antitrust, i prezzi alimentari sono volati al +25% in quattro anni, anche se nel frattempo l’inflazione generale è calata drasticamente ben al di sotto del 2%. Senza contare che, mentre le retribuzioni reali calavano di 8 punti rispetto al 2019, i profitti sono cresciuti in modo sproporzionato. È chiaro che, in condizioni simili, la crescita auspicata da tutti, e anche dal governatore di Bankitalia, resterà ferma allo zero virgola.
IL RAPPORTO CIV-INPS ha confermato inoltre che la stagnazione delle retribuzioni lorde tra il 2014 e il 2024 è stata aggravata da attese per i rinnovi superiori ai due anni e dalla proliferazione di contratti pirata. Un altro problema strutturale è quello del «Gender pay gap»: nel settore privato la retribuzione delle donne è circa il 70% di quella degli uomini (meno di 20mila euro contro quasi 28mila nel 2024), una disparità che resiste anche nel pubblico impiego, dove le donne sono il 61% della forza lavoro ma guadagnano in media solo il 77% dei colleghi maschi.
IL PRESIDENTE del Civ dell’Inps, Roberto Ghiselli, ha ribadito che il modello di relazioni sindacali va ripensato, dato che i risultati del lavoro sono stati sistematicamente inferiori a quelli del capitale. Il segretario della Cgil Maurizio Landini, presente alla discussione del rapporto, ha denunciato una «questione salariale grande come una casa», ha chiesto una legislazione sulla rappresentanza per cancellare i contratti pirata e di arrivare a una contrattazione dei salari ogni anno. Pierpaolo Bombardieri, segretario della Uil, ha invece sollecitato un ritorno alla contrattazione biennale con aggancio automatico ai rinnovi per sottrarre i salari ai profitti speculativi.
IL GOVERNO MELONI ha affrontato questa realtà con una strategia che Panetta ha esortato a non rendere cronica. Se il taglio del cuneo fiscale, stabilito dalle due ultime leggi di bilancio, ha attutito lo shock inflattivo, resta pur sempre un sussidio che maschera l’incapacità del sistema di generare aumenti lordi. Il melonismo sembra inoltre ignorare che il recupero del reddito citato dall’Inps deriva spesso solo da un aumento della quantità di lavoro per nucleo familiare, e non da migliori remunerazioni.
QUESTA FRAMMENTAZIONE è confermata dall’aumento dei contratti a termine e stagionali che, come ha sottolineato Landini, hanno abbassato mediamente le retribuzioni, creando una massa di «lavoro povero» che gonfia le statistiche, e la propaganda, ma svuota le tasche dei cittadini, mentre il governo parla d’altro e si dedica alla repressione del dissenso.





