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16 Gennaio 2026Divano La rubrica settimanale di arte e società. A cura di Alberto Olivetti
Nel 1898 Gustav Klimt realizza Acqua mossa un olio su tela (cm 52 x 65) oggi in collezione privata a New York. È un dipinto eseguito con pennellate regolari, leggere, per velature, condotto nei predominanti toni tenui del verde, del celeste e del marrone, inteso a recingere e contornare due pallide campiture, due nastri paralleli che si dipanano in volute ondulate.
Si intravede, seminascosto in primo piano, sul bordo, a sinistra, il profilo d’un volto femminile riverso che si mostra avvolto da una folta capigliatura. Galleggia a fior d’acqua. D’accosto, a una corrente che tutte le trascina, quattro donne offrono i loro bianchi corpi nudi affidati al flusso delle acque. I loro movimenti, delle braccia e delle gambe e delle lunghe chiome flottanti, sono indotti dall’andare di quel flusso. Il suo corso è così reso evidente dall’atteggiamento che imprime in quei corpi inattivi. Esso coincide con la dinamica medesima del moto delle acque, lo rende manifesto.
Ti avvedi allora che, nella significanza che reca questa composizione pittorica, quelle giovani membra femminili, voluttuosamente abbandonate a quel liquido abbraccio, dicono dell’interrogarsi di Klimt (e della cultura viennese tra i due secoli – la cultura della Jahrhundertwende) su un’idea (che si vuole ‘moderna’) dell’essere donna, di quale sia il carattere eminente del femminile.
Se ci manteniamo, nel commento che ne veniamo svolgendo, aderenti alla figurazione di Acqua mossa, constatiamo proprio una immagine della ‘femminilità’ secondo Klimt. Ne privilegia, ti avvedi, il pittore, la disposizione ‘naturale’ al concedersi, all’affidarsi, la femminilità, ad energie che la sovrastino e la dominino. Ma questa dominanza, esaltando la ‘natura’ della donna, risulta del tutto illusoria. Essa si rivela infatti niente più che l’innesco che dà avvio all’affermazione piena del ‘femminile’ che è così messo in condizione di rivelarsi pienamente nella sua forza primigenia e assoluta, allo stesso modo dell’acqua che corre.
L’‘essere donna’ detiene una carica dominatrice che non è possibile da alcuno sottomettere: la sua dominanza si impone come ‘fatale’. La fatalità afferma la donna come la ‘natura primigenia’ che, conseguentemente, nella sua ‘originarietà’, ha il potere di abbattere ogni regola sociale (o di ribaltarla); di infrangere ogni convenzione (o di mutarla); di sospendere ogni morale (o di combatterla).
La ‘forza’ non contenibile, trascinante, così come ‘muove’ l’acqua sgorgante, è qui parimenti mostrata da Klimt come la ‘forza’ della donna. Essa è altrettanto primigenia e primaria, precede ogni ulteriore determinazione, è ‘natura’. È ‘destino’ che agisce racchiuso nella cifra del corpo e, ci avverte Klimt, allorché si dischiude, quel tratto ‘fatale’ condiziona (orienta, esalta, costringe) ogni qualsiasi latitudine erotica e, in ultima istanza, contiene una perentoria e non eludibile verità ‘sociale’.
Relativamente a questa tematica, è lecito considerare Aqua mossa come la prima simbolizzazione di Klimt nel congiungere ‘liquidità’ e ‘femminilità’. Infatti egli riprende l’argomento, e in modo esplicito: nel 1901-1902 con Pesci d’oro (olio su tela, cm 150 x 46, collezione privata) e, due anni dopo, nel 1904, con Bisce d’acqua I (tecnica mista su pergamena, cm 50 x 20, Vienna, Österreichische Galerie Belvedere, Schloss Belvedere) e con Bisce d’acqua II (olio su tela, cm 80 x 145, collezione privata), opere alle quali attende fino al 1907.
In Pesci d’oro, immersa in un liquido trasparente screziato di minute scaglie d’oro, una donna volge a te lo sguardo e ti sorride. È un invito a che tu apprezzi la sua bellezza, che ti viene offerta senza pudore. Altri due corpi femminili altrettanto seducenti ondeggiano rollando. Un pesce misterioso illumina delle sue auree scaglie quel segreto luogo acquatico.
Quattro sono i volti che osservi in Bisce d’acqua II. Uno, coronato di biondi capelli, risponde al tuo sguardo. Nell’acqua si sono sparse stelline e cerchietti multicolori che lenti ora le sfiorano il corpo e che lei, con la sottile mano, delicatamente scosta, che non le coprano il viso e non possa, allora, con gli occhi, invitarti, come fa, ad immergerti accanto a lei, nella sua acqua.





