
𝐈𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐜𝐚𝐬𝐭𝐚𝐠𝐧𝐚𝐢𝐨 𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚𝐥𝐢 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐮𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐢𝐚 “𝐏𝐚𝐬𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐌𝐚𝐳𝐳𝐢”
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L’ordine globale sta attraversando una fase di profonda riconfigurazione. Le istituzioni che hanno retto il Novecento mostrano segni evidenti di fragilità, la democrazia rappresentativa è sotto pressione e l’intelligenza artificiale sta ridisegnando i rapporti tra economia, lavoro e potere. In questo scenario instabile, decisioni apparentemente tecniche — come quelle in materia di immigrazione — assumono un valore strategico e producono effetti ben oltre i confini nazionali.
La recente svolta dell’amministrazione Trump sui visti H-1B, destinati ai lavoratori altamente qualificati, si inserisce pienamente in questa dinamica. L’introduzione di costi estremamente elevati per le domande di visto e la ridefinizione dei criteri di priorità, orientati verso i salari più alti, segnano un irrigidimento senza precedenti. L’obiettivo dichiarato è favorire l’occupazione americana; il risultato probabile è invece una riallocazione globale dei talenti, soprattutto nel settore tecnologico avanzato.
L’innovazione statunitense degli ultimi decenni — in particolare nel digitale, nel cloud e nell’intelligenza artificiale — si è fondata su un ecosistema aperto, capace di attrarre competenze da tutto il mondo. Una parte significativa di questo capitale umano proviene dall’India, che ha alimentato tanto le grandi multinazionali quanto l’universo delle startup. Rendere l’accesso più oneroso e incerto significa colpire proprio quel modello che ha sostenuto la competitività americana.
Le grandi aziende globali, dotate di sedi e infrastrutture distribuite, potrebbero reagire spostando i nuovi investimenti in altri Paesi, anziché rinunciare a competenze difficilmente sostituibili. A pagare il prezzo più alto rischiano di essere le imprese più piccole e innovative, per le quali l’aumento dei costi rappresenta una barriera insormontabile. In prospettiva, questo può tradursi in una frenata dell’ecosistema tecnologico statunitense e in un indebolimento della sua capacità di guidare la corsa globale sull’intelligenza artificiale.
Nel frattempo, altri Paesi stanno cogliendo l’opportunità. Germania, Canada, Australia e diverse economie europee stanno rafforzando programmi mirati per attrarre lavoratori altamente qualificati, consapevoli che la competizione per il talento è ormai una delle principali dimensioni della geopolitica economica. Per molti professionisti internazionali, gli Stati Uniti restano una meta ambita, ma non più l’unica né necessariamente la più accessibile.
Questa dinamica si inserisce in un quadro internazionale già segnato da forti tensioni. I grandi forum globali continuano ad attirare leader politici e grandi gruppi economici, ma lo spirito di cooperazione multilaterale che li ha caratterizzati appare sempre più fragile. Le scelte unilaterali, la politicizzazione dell’economia e la crisi dei modelli tradizionali di crescita alimentano un clima di incertezza che va ben oltre il tema dell’immigrazione.
Allo stesso tempo, l’economia reale mostra segnali di trasformazione profonda. Il commercio tradizionale, in particolare quello legato ai grandi magazzini e alla vendita fisica, è stato duramente colpito da cambiamenti strutturali accelerati dalla pandemia. L’espansione dell’e-commerce e delle piattaforme digitali ha ridisegnato i consumi e reso obsoleti interi modelli di business, con ricadute sociali e occupazionali ancora in parte da assorbire.
La stretta sui visti H-1B va quindi letta non come un episodio isolato, ma come un tassello di una trasformazione più ampia: un mondo in cui il controllo dei flussi — di persone, capitali, tecnologie — diventa uno strumento di potere, ma anche una potenziale fonte di declino. Tassare o limitare ciò che alimenta l’innovazione può produrre consenso politico nel breve periodo, ma rischia di indebolire, nel medio-lungo termine, la posizione di chi lo fa.
In un’epoca in cui la crescita dipende sempre più dalla conoscenza e dalla capacità di attrarre intelligenze, la vera competizione globale non si gioca solo sui dazi o sulle alleanze militari, ma sulla capacità di costruire sistemi aperti, credibili e attrattivi. Chi saprà farlo, raccoglierà i benefici della nuova fase storica. Chi alzerà muri troppo alti, rischierà di ritrovarsi ai margini del futuro che dice di voler governare.

