
Il mondo dopo la soglia: potere, paura e la fine delle illusioni globali
17 Gennaio 2026
Morire per le idee Pensiero vs potere
17 Gennaio 2026Onu e democrazie
di Sabino Cassese
Da quando, 80 anni fa, la Carta delle Nazioni Unite ha proibito il ricorso alle guerre, vi sono stati nel mondo circa 200 conflitti bellici. Da quando, 20 anni fa, è stato avviato il programma delle Nazioni Unite per promuovere la democrazia, in circa 50 Paesi la democrazia è arretrata. Ma mai era accaduto quello che ora succede, e cioè che le due crisi, quella del diritto internazionale e quella della democrazia, si intrecciassero. Questa è la peculiarità della situazione odierna nel mondo.
Il presidente americano ha dichiarato di poter fare a meno del diritto internazionale. Ha ritirato gli Stati Uniti da circa 70 organismi e programmi internazionali, e ha annunciato altri ritiri. Si è impossessato di navi straniere in acque internazionali, facendo ricorso alle forze armate. Ha dichiarato di non volere la Russia e la Cina come vicini e di voler acquisire la sovranità o il controllo su territori finitimi (Groenlandia, Cuba, Colombia). Ha catturato con la forza militare il capo di uno Stato straniero, eseguendo la decisione giudiziaria di uno Stato diverso da quello di appartenenza, e congelato le risorse di quello Stato che sono al momento negli Stati Uniti. Ma non è il solo a compiere operazioni di polizia con mezzi bellici. Si aggiunge l’«operazione militare speciale» del presidente russo contro la dirigenza ucraina, accusata di essere nazista.
Nonché la lotta del premier israeliano ad Hamas, ritenuto colpevole di terrorismo, nella striscia di Gaza. Queste sono altrettante iniziative che mescolano operazioni di polizia, attività belliche e pretese territoriali, mettendo a repentaglio la vita di milioni di persone innocenti. La durata di queste iniziative belliche, che violano l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, è diversa (il conflitto in Ucraina è al suo quarto anno; quello nella striscia di Gaza al suo terzo anno; la cattura del presidente venezuelano si è svolta in una notte); ma la natura ambigua o mista di queste iniziative consente di capire quanto è cambiato in questi ultimi anni il concetto stesso di guerra.
Una seconda lezione che si trae da queste nuove realtà riguarda la debolezza dell’assetto prescelto al termine della Seconda guerra mondiale. Si creò un organismo internazionale incaricato di mantenere la pace, ma questo compito non fu affidato alla Assemblea delle Nazioni Unite, ma al suo Consiglio di sicurezza, nel quale le grandi potenze hanno diritto di veto. Così si riaprì la strada a chi detiene la forza, a danno del diritto. Tanto più che, poi, Nazioni Unite e gradi potenze hanno rivelato la loro incapacità di gestire il processo di «nation building» (così in Iraq, Afghanistan, Siria e Libia).
Le cose non vanno meglio sul fronte interno. L’America è la più antica democrazia moderna. Ha fatto da esempio ai processi di democratizzazione nel mondo. Ma le sue istituzioni stanno mostrando la corda. Era nata con un vertice dell’esecutivo debole, a poco a poco la presidenza è divenuta imperiale. Era pluralista, ma il governo federale sta prendendo decisioni che spettano agli Stati. Si vantava di avere un governo limitato da «checks and balances», ma ha ora messo troppi poteri nelle mani del presidente. Era liberale, ora si rivela autoritaria nei confronti di cittadini e dipendenti licenziati senza motivo e autorità indipendenti sottoposte a rigidi controlli. Si vantava di essere un regime capace di autocorreggersi, ora non riesce a frenarsi e sembra governata dall’arbitrio. Si vantava di poter evitare l’eccessiva durata nelle cariche, ma ha accettato che i giudici federali rimanessero in carica a vita (uno di essi, che sarà chiamato a giudicare Maduro, ha 92 anni).
In assenza di freni esterni, quelli del diritto internazionale, e di limiti interni, quelli della democrazia, il mondo si trova in una situazione inedita. Aveva superato la fase degli imperi e del colonialismo, governati dalla forza, con l’affermazione degli Stati nazionali, governati dal diritto; sembra ora regredire, ritornando alla divisione tra imperi, governati dalla forza.
Da questa vicenda stiamo imparando due lezioni. La prima è che anche le più antiche e consolidate democrazie hanno nel loro interno istituti non democratici, che hanno acquistato forza con il tempo. La seconda è che anche gli accordi internazionali dei quali si è sempre vantata la lungimiranza avevano difetti che la storia ha messo in evidenza.
Infine, in questo orizzonte buio, c’è una luce, e non proviene dall’esterno, ma proprio dall’interno del Paese che sta maggiormente scuotendo le basi dell’edificio seguito alla Seconda guerra mondiale. Negli Stati Uniti, in una bolla di immunità, si sono andate sviluppando le imprese che vengono denominate Big Tech. Sono poteri privati universali. Hanno bisogno che il loro campo di gioco — la Terra — venga livellato. Non sopportano e non accettano barriere nazionali o regionali. È da loro che può venire una spinta a riaprire il dialogo tra gli Stati, ad evitare le guerre, a raggiungere accordi, a riscoprire il multilateralismo. L’Unione europea, gigante regolatorio e nano politico e finanziario, ha un’arma potente per fare la prima mossa.





