
Dark depths with Emin, a homoerotic saint and punchy political posters – the week in art
18 Gennaio 2026
I nipotini di Céline Individui abietti, ma grandi scrittori
18 Gennaio 2026Per primo abbiamo letto le parole dello scrittore Julian Barnes che tra poco compirà ottant’anni e che a Raffaela De Santis su Repubblica confessa: “Io malato ho deciso di scrivere l’ultimo romanzo”. Poi siamo andati in Palestina con il racconto di Valeria Parrella che sul Manifesto riporta la storia delle giovanissime studentesse di Gaza, che festeggiano la loro laurea davanti alle macerie della striscia, questa storia ci ha portato a leggere la rubrica di Rosella Postorino su Sette del Corriere della Sera che questa settimana si intitola: “Gioia di stare al mondo come rivoluzione”, riprendendo la trilogia degli sguardi di Dacia Maraini parla della gioia di vivere come un’idea da trasmettere ai più giovani, per affrontare questo nostro tempo. Online su Lucy sulla cultura Eleonora Daniel parla di Home Burial di Robert Frost e di come “Andarsene non è morire: le parole che restano dopo la morte di un padre”. Nel finale siamo andfati al cinema per parlare del film più visto della storia del cinema italiano, con due pezzi diversi tra loro prima Claudio Cerasa sul Foglio: “I numeri di Zalone sono una gran notizia per il cinema italiano ma pure per un’Italia formidabile: quella che si ribella alla dittatura del moralismo.” e poi Alberto Pezzotta su Snaporaz online con “Ancora su “Buen camino”: una pietra sopra. Quasi 70 milioni di incassi ne fanno il film italiano più redditizio di sempre”. Il brano che abbiamo ascoltato oggi è “My Bells” di Bill Evans.
Scrivere fino al limite. Julian Barnes e la lucidità della fine
Citazioni chiave dall’intervista a Julian Barnes su La Repubblica
- Barnes chiarisce subito il punto decisivo:
«Non ho scritto un romanzo sulla malattia. L’ho scritto mentre ero malato. È una differenza enorme.»
Qui la scrittura non è testimonianza né confessione, ma gesto che assume il limite come condizione strutturale. - Sul tempo e sulla decisione di continuare a scrivere:
«Quando sai che il tempo è poco, smetti di perdere tempo. Anche nella scrittura.»
La malattia diventa un dispositivo di chiarezza, non un tema narrativo. - Sul lutto e sulla perdita della moglie:
«Il dolore non si supera. Si impara soltanto a conviverci con un po’ più di disciplina.»
Nessuna retorica della guarigione: il dolore resta, la scrittura lo tiene a distanza senza neutralizzarlo. - Sul ruolo della letteratura davanti alla morte:
«La letteratura non consola. Al massimo aiuta a non mentire.»
È forse la frase più radicale dell’intervista, e anche la più coerente con tutta l’opera di Barnes.





