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L’unità dell’Italia è stata costruita sulle Province, che avevano una prossimità con le popolazioni assai maggiore di quella delle Regioni. La Costituzione conservò questa impostazione, assegnando alle Regioni solo compiti di coordinamento delle Province. Attuato solo molti anni dopo la sua istituzione, l’ordinamento regionale ha finito per “divorare” quello delle Province.
Gli abitanti della provincia di Siena sono oggi uno scarso 7% dei Toscani.
Poiché in democrazia i voti si contano – e non si pesano – la nostra Regione è logicamente dominata dagli interessi degli abitanti della valle dell’Arno e della Costa.
Se i voti si pesassero con un parametro determinato dal valore culturale di un territorio (misurato, ad esempio, in base alla presenza di siti Unesco) Siena sarebbe alla pari con Firenze: quattro siti ciascuna. La Spagna, con squilibri demografici simili a quelli dell’Italia, ha una legge elettorale che prevede parametri territoriali correttivi del numero dei voti.
In Italia non è così. Di conseguenza, Siena e il suo territorio sono penalizzati dalla Regione “arnocentrica”. Il fenomeno era assai meno evidente quando il Monte dei Paschi sosteneva gli interessi imprenditoriali (cooperative) della Sinistra.
Ricordate – a conferma della nomea di “ banca rossa” del Monte – quello che Fassino chiese ai suoi colleghi?: “Abbiamo una banca?”.
Le incredibili disavventure di una solidissima secolare realtà come il Monte, hanno azzerato il parametro virtuale, che rivalutava i nostri voti.
La conseguenza è che il nostro territorio corre due rischi:
a) il trasferimento a Firenze della Direzione generale Mps:
b) la riduzione a ospedale secondario del Policlinico, a favore di Firenze e Pisa.
Nulla di nuovo: Firenze, ci provò, già negli anni ’20 del secolo scorso, quando ebbe una sua università. Il tentativo fu sventato con successo dal Rettore Achille Sclavo: un altro merito tra i molti che il personaggio ebbe nei confronti della sua città adottiva.
Girano, poi, voci, che danno per scontato il trasferimento della Direzione generale del MPS alla solita Firenze. La rocca Salimbeni diverrebbe così solo un museo.
Quello dei confini regionali, fu oggetto di vive contestazioni da parte di un autorevole costituzionalista, il prof. Mario Bracci, che evidenziò come essi coincidessero con quelli dei Dipartimenti ferroviari! Le sue argomentazioni non fecero presa, anche perché l’ordinamento regionale restò a lungo inattuato. Quando fu realizzato, tanto per dare un osso da rodere alla Sinistra – che, quando coincideva col PCI + PSI era fieramente contraria alle Regioni -, l’argomento dell’assurdità dei confini non fu approfondito.
Rimane, però, una minaccia per il nostro territorio: e non solo per il nostro.
L’evidenzia uno studio dell’autorevole Società Geografica Italiana, elaborato su solide basi geo-politiche. Chi fosse interessato lo troverà digitando in Internet “L’Italia delle 36 regioni”.
Anticipo solo che la 19ma regione del nuovo ordinamento, denominata “Etruria”, sarebbe costituita dalle province di Siena, Grosseto e Viterbo. La contiguità della provincia di Viterbo col territorio dell’antica Repubblica non deve stupire. Ha solide radici storiche.
Ad esempio, prima di essere infeudata a Cosimo dei Medici nel 1556, i Farnese ebbero stretti rapporti con Siena, per via della prossimità col Ducato di Castro, di cui furono signori
(Per non trascurare il Palio, la nuova Regione coinciderebbe con la terra di elezione dei fantini!).
Naturalmente, l’idea verrà subito bollata come visionaria. Va, tuttavia, ricordato che una proposta di riforma costituzionale dei confini regionali, basata sui criteri geopolitici elaborati da una realtà apolitica – come la Società Geografica Italiana – fu presentata nel 2016 da alcuni parlamentari PD. Ciò fa’ sperare che, se anche l’attuale maggioranza di centro-destra aderisse alla proposta, ci sarebbero le condizioni per un’azione politica condivisa nell’interesse generale: anche meno cervellotica di quanto un giudizio superficiale indurrebbe a credere.
Paolo Neri
(riceviamo e pubblichiamo)




