
Nine Inch Nails – Closer
20 Gennaio 2026
Media Anna Frank, palestra riqualificata
20 Gennaio 2026
L’episodio avvenuto al liceo artistico Sarrocchi di Siena ha prodotto due prese di posizione sindacali profondamente diverse. I comunicati di FLC CGIL Siena e CISL Scuola Siena non si limitano a commentare un fatto grave, ma mettono in luce due visioni opposte del ruolo della scuola e del modo in cui affrontare fenomeni di violenza simbolica e di genere.
Il comunicato della CISL Scuola sceglie una linea di difesa istituzionale. L’intervento punta a tutelare l’immagine della scuola e del suo gruppo dirigente, riaffermando l’idea di una comunità educativa sostanzialmente sana, messa in discussione dal comportamento di pochi individui. L’episodio viene così circoscritto, ricondotto a responsabilità individuali e presentato come un’eccezione che non intacca l’equilibrio complessivo dell’istituzione.
Questa impostazione ha una sua funzione: rassicurare, ricomporre, segnare un confine etico. Ma non è neutra. Separare nettamente una comunità ritenuta integra da comportamenti definiti devianti risponde a una logica di contenimento che protegge l’istituzione, ma tende a rimuovere le domande più scomode. La violenza simbolica non nasce nel vuoto, né può essere spiegata solo come una deviazione individuale: matura dentro relazioni quotidiane, linguaggi tollerati, modelli educativi impliciti e climi culturali che attraversano l’intera comunità scolastica.
Il comunicato della CGIL si colloca su un piano diverso. L’episodio viene letto come sintomo di un problema più ampio, che riguarda la cultura, il ruolo degli adulti e le politiche educative. Il focus non è la difesa dell’immagine della scuola, ma la necessità di interrogare il contesto in cui certi gesti diventano pensabili. Da qui la critica alle recenti scelte nazionali che limitano l’autonomia scolastica sull’educazione affettiva e di genere, e la rivendicazione del lavoro già svolto da docenti e istituti su questi temi.
Anche questa posizione ha un costo. Il linguaggio è più duro, il registro apertamente politico, e il rischio è quello di apparire ideologico o distante dalla gestione concreta dell’emergenza. Ma pone una questione che non può essere elusa: la prevenzione non si esaurisce nella sanzione né nella condanna morale, e non può prescindere da una riflessione collettiva sulle responsabilità diffuse.
Tenute insieme, le due posizioni mostrano una frattura reale. Da un lato una scuola che si difende per preservare la propria legittimità; dall’altro una scuola che accetta di mettersi in discussione per capire cosa non ha funzionato. Non è solo una divergenza sindacale, ma un nodo politico ed educativo più profondo. Se l’obiettivo è evitare che episodi simili si ripetano, la rassicurazione non basta. Difendere l’istituzione è comprensibile; interrogare il contesto è necessario.





