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Industria e territorio: il rischio di una politica che si ferma al racconto
24 Gennaio 2026
Pierluigi Piccini
Il titolo dice già tutto: la periodica benedizione del ragioniere. Numeri in ordine, segno più, sospiro di sollievo. Ma se si scende appena sotto la superficie, il racconto mostra qualche crepa.
Sessantasette imprese in più in un anno, pari a un +0,25%, vengono presentate come una sorpresa positiva. In realtà si tratta di un’oscillazione minima, quasi fisiologica, che dice poco sulla qualità, sulla durata e sulla solidità di quelle imprese. Il dato davvero strutturale è un altro: oltre 1.300 nuove aperture contro 1.259 chiusure. Un turnover elevato, che suggerisce più movimento che sviluppo.
Il turismo come settore trainante è l’altra formula rituale. Ma “trainante” non equivale a “trasformativo”. Se la crescita si concentra in micro-attività legate alla stagionalità, al lavoro povero e alla rendita, il rischio è quello di un’economia che gira su sé stessa, senza accumulare competenze, innovazione o valore aggiunto. Che il turismo cresca non è una notizia: è la conseguenza quasi automatica di una provincia che rinuncia a politiche industriali, formative e tecnologiche.
Più interessante, invece, il dato sulle forme giuridiche: aumentano le società di capitali, diminuiscono quelle di persone. Qui c’è un segnale che meriterebbe di essere letto politicamente. Ma andrebbe collegato a domande semplici e inevase: dove si strutturano queste imprese, in quali settori, con quale rapporto col territorio? Senza questa analisi, resta una constatazione neutra.
Le dichiarazioni di Massimo Guasconi sono prudenti e corrette, ma anche prevedibili: instabilità globale, dazi, guerre, guardia alta. Tutto vero. Manca però il passaggio decisivo: che cosa significa tutto questo per Siena? Qual è la strategia territoriale oltre la registrazione contabile dell’esistente?
In sintesi: i numeri non sono falsi, ma il racconto è consolatorio. È la fotografia di un sistema che resiste, non di un sistema che cambia. E continuare a scambiare la tenuta per sviluppo è, appunto, una benedizione periodica. Utile al morale, meno al futuro.





