
Lo spazio dei flussi e la democrazia che non governa più
24 Gennaio 2026di Pierluigi Piccini
Siena è un caso quasi esemplare di ciò che accade quando una città continua a pensarsi come centro territoriale mentre il potere reale si è ormai spostato nei flussi che attraversano le reti. Negli ultimi quindici anni, le decisioni che hanno inciso davvero sul suo destino – finanza, investimenti, sanità, università, cultura, reputazione – non sono più state governate nello spazio cittadino, pur producendo qui i loro effetti più profondi.
La città resta ancorata a una visione fondata sui luoghi: le istituzioni, il centro storico, i simboli, i rituali della rappresentanza. Ma il potere che conta non abita più quei luoghi. Opera attraverso flussi di decisione, capitale e informazione che scorrono lungo reti sovralocali, raramente intercettate dal confronto pubblico locale. Siena ha continuato a presidiare lo spazio fisico mentre perdeva progressivamente posizione nelle reti in cui quei flussi vengono programmati e orientati.
Il Monte dei Paschi di Siena rende questa trasformazione particolarmente visibile. Da istituzione territoriale, radicata in una città e in una storia condivisa, la banca è diventata soprattutto un nodo di reti finanziarie e regolative più ampie. Le scelte strategiche che ne determinano il futuro rispondono a equilibri esterni; Siena resta il luogo dell’impatto – occupazionale, sociale, simbolico – ma non quello della decisione. Una dinamica analoga riguarda la Fondazione Monte dei Paschi di Siena: per anni snodo essenziale tra risorse economiche, produzione culturale e territorio, oggi sempre più chiamata ad adattarsi a indirizzi e vincoli definiti altrove. Centrale nella geografia locale, marginale nelle reti dove si decidono strategie e priorità di lungo periodo.
Lo stesso schema si ritrova nell’università, nella sanità, nel sistema culturale. Siena ospita funzioni importanti, ma raramente governa i flussi che le rendono strategiche. I nodi decisionali reali sono collocati in reti ministeriali, accademiche, finanziarie e politiche che operano su altre scale. La città è presente, ma non è centrale: è attraversata dai flussi, non li orienta.
Dentro questo vuoto di potere effettivo, la politica locale tende a concentrarsi su ciò che resta controllabile. Le nomine diventano così il terreno privilegiato del conflitto e della visibilità. È qui che si accendono le appartenenze, che il dibattito sembra animarsi. Ma questa centralità delle nomine segnala un limite strutturale: figure intermedie e tecnici della politica, forti di rendite di posizione costruite nel tempo, utilizzano spesso il proprio ruolo non per incidere sui flussi decisionali, ma per moltiplicare incarichi e presenze in un sistema che ha smesso di governare le variabili decisive.
Il paradosso è che Siena dispone ancora di un capitale simbolico straordinario. Ma nelle reti contemporanee il capitale simbolico produce potere solo se è tradotto in capacità di connessione, influenza, programmazione. Se resta chiuso nella celebrazione dell’identità, si trasforma in folklore. E il folklore, nei flussi globali, non genera potere: genera consumo episodico.
Qui torna utile la frattura descritta da Manuel Castells: da un lato élite mobili e connesse, capaci di muoversi nei flussi che attraversano le reti globali; dall’altro comunità territoriali che subiscono le conseguenze delle decisioni senza poterle realmente contendere. La politica cittadina continua a discutere di assetti urbani, eventi, gestione ordinaria, mentre le scelte che orientano sviluppo, investimenti e reputazione scorrono lungo circuiti che non passano dal dibattito democratico locale.
Siena non è in difficoltà perché ha perso identità. È in difficoltà perché ha perso peso nei flussi che contano. E non si esce da questa condizione con il marketing territoriale o con l’ennesimo evento, ma ricostruendo capacità di posizionamento: sapere quali flussi attraversano le reti decisive, chi li governa e come incidere su di essi.
Questo implica un rovesciamento della domanda politica. Non più: come valorizziamo Siena?
Ma: quali flussi vogliamo governare dentro le reti, e quali siamo disposti solo a subire?
Finanza pubblica, ricerca, sanità, cultura, energia, turismo: ogni ambito è organizzato come una rete attraversata da flussi. O si diventa nodi attivi, capaci di orientarli, oppure si resta territori attraversati. La vera sfida per Siena non è difendere i luoghi, ma tornare a contare nei flussi che scorrono nelle reti. Senza questo salto, la città rischia di restare perfettamente conservata, perfettamente raccontata e progressivamente irrilevante.





