Il cambio di pelle di Checco Zalone, da uomo medio che sogna l’opulenza all’ereditiere miliardario di Buen camino, ha fatto storcere il naso a molti. Il comico pugliese, che aveva trovato la strada maestra del politically incorrect nel quisque de populo qualunquista, regionalista, maschilista e omofobico, sembrava essere scivolato sul cliché dello sbruffone, ignorante, cafone che ama esibire la propria opulenza. Un personaggio che, mantenendoci non molto distanti nel tempo, trionfava nei cinepanettoni, come il cumenda Camillo Zampetti (Guido Nicheli) in Vacanze di Natale (1983) di Carlo Vanzina che saltava la fila alla reception dell’hotel Cristallo di Cortina corrompendo il personale: «Ti spari via un trecentomila e sei nel burro tutta la vacanza».
Poi c’è stato Cetto La Qualunque di Qualunquemente di Giulio Manfredonia (2011) che si abbigliava in maniera spudorata come il protagonista di Buen Camino. Solo che nel caso di Cetto i vestiti, come tutto quello che toccava, erano frutto di economia sommersa (un’allusione a una ricevuta fa paralizzare il film), mentre in quello di Zalone gli abiti sono di case di moda con la condotta fiscale immacolata e i soldi sperperati sono duramente e onestamente guadagnati. Ma non da lui. Anche Checco, come Camillo e Cetto, corrompe, però non per ottenere più potere e quindi soldi, ma per ragioni personali.
In questi cinque anni passati lontano dal grande schermo, dopo la flessione solitaria e buonista di Tolo Tolo, Zalone ha riallacciato il sodalizio con Gennaro Nunziante, con cui ha girato quattro dei suoi cinque film e, insieme, hanno pensato a una maschera diversa: il cinquantenne ignorante, fiero di esserlo, ricchissimo di seconda generazione, vicino all’estetica degli imprenditori ereditieri, diventati influencer con milioni di follower, la cui vita è una vetrina di lusso esclusivo.
A dispetto delle critiche divergenti, Buen camino è stato uno strasuccesso: in meno di un mese il filmha infranto ogni record di incassi italiani con oltre 71 milioni al botteghino, superando Avatar. Luca Medici, 47 anni, secondo i dati che hanno scomposto la platea, ha uno zoccolo duro nella fascia dei cinquanta e plus (quasi il 40%), soprattutto nella sua generazione (l’età media è 41,5), con poca differenza di genere (53% maschi, 47% donne). Con Buen camino ha allargato ulteriormente l’orizzonte dei suoi fan, pur accentuando il suo sguardo sociologico e, quindi, politico. Mercoledì scorso i dati del rapporto Oxfam, presentati a Davos, hanno confermato l’intuizione zaloniana: aumenta il divario tra ricchi e poveri e, nel caso dell’Italia, i due terzi della ricchezza sono frutto di eredità. E mentre la realtà con la questione della Groenlandia supera la finzione, Checco racconta un mondo in cui tutto può essere comprato.
La si sta prendendo troppo sul serio, si dirà, ma il compito del cinema è di annusare il cambiamento della società e quello della commedia è di fustigarla. Zalone sulla cronaca, a modo suo, c’è sempre stato: in Cado dalle nubi (2009) prendeva in giro la Lega, ma serviva più che altro per rafforzare il coté di maschio meridionale fino al midollo. Ha sfiorato all’acqua di rose il tema del terrorismo internazionale in Che bella giornata (2011), ha dileggiato i radical chic in Sole a catinelle (2013), tanto che la destra si intesta Zalone come proprio. Ma ha toccato anche il tema del lavoro con l’idolatria del posto fisso nel suo precedente campione di incassi (65.365.736 €) Quo vado?.
Con Buen camino Zalone ha superato sé stesso e continua perché i dati dimostrano che non si tratta solo di riempire un pomeriggio nelle festività per distrarsi dalle continue guerre e tensioni internazionali. Il film ha conquistato multiplex di provincia e sale di città, da Nord a Sud, facendo da traino agli altri film, perché chi aveva perso la strada della sala torna a provare interesse per il grande schermo. Ne beneficia, per esempio, anche Paolo Sorrentino ora nelle sale con La grazia su un tema non proprio semplice come l’eutanasia, anche se in forma di grottesco. Il premio Oscar non ha mai avuto un esordio così buono (2.679.736 nel primo week end). Brindano gli esercenti (+25% di incassi a gennaio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente), mentre il cinema torna a dividere: c’è chi ha amato Buen camino, chi l’ha detestato, chi non l’ha ritenuto all’altezza dei precedenti, ma sono stati in 8.868.204 ad andarlo a vedere, anche se per eguagliare le presenze di Quo vado? ( 9.368.154) ci vogliono ancora 500mila spettatori. Sulle piattaforme il film andrà a primavera ed è molto probabile che i curiosi, istigati dal fenomeno, si trascinino in sala.
Viva il cinema!







