Obama ha evidenziato come la gente negli Stati Uniti «da settimane sia giustamente indignata dalla vista degli agenti dell’Ice e di altri agenti federali che agiscono nell’impunità e applicano tattiche che sembrano studiate per intimidire, abusare, provocare e mettere in pericolo i residenti delle più grandi città americane».

 

 

Sono atteggiamenti, sottolinea il 44esimo presidente, che hanno portato a due uccisioni di cittadini americani. E nonostante questo «il presidente e i funzionari dell’attuale Amministrazione sembrano pronti a aumentare la situazione offrendo spiegazioni pubbliche per l’uccisione di Pretti e Renee Good per nulla basate su serie indagini e che appaiono nettamente in contrasto con le prove emerse nei video».

Il vicepresidente JD Vance ancora ieri ha sottolineato che quanto succede a Minneapolis è il frutto di agitatori professionisti di sinistra; e Donald Trump ha continuato a girare alla larga dagli scontri ribadendo su Truth che il «Minnesota è teatro di un insabbiamento criminale della massiccia frode finanziaria che si è verificata».

Sabato sera la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez ha invitato i colleghi senatori a bloccare i fondi per l’Ice e ha detto che «gli americani vengono uccisi per strada per mano del proprio governo». L’appello di Ocasio-Cortez è stato rilanciato da Chuck Schumer, capo dei senatori democratici, il quale ha posto condizioni per approvare il finanziamento del Dhs (Department of Homeland Security) e delle sue agenzie, fra cui l’Ice. Senza un’intesa entro la mezzanotte del 30 gennaio, gli Stati Uniti entreranno in un parziale shutdown, ovvero alcune agenzie federali e i loro dipendenti non saranno finanziate.

Il governatore del Minnesota, il democratico Tim Walz, ha chiesto a Trump di ritirare gli agenti invitando a manifestare pacificamente. Se i democratici sono allineati negli affondi contro l’Amministrazione, nel mondo repubblicano c’è imbarazzo. Il mondo conservatore si trova dinanzi – secondo quanto rivela Politico – a un bivio: ci sono alcuni esponenti del Gop (il Partito Repubblicano) convinti che si debba cambiare la narrazione per spiegare agli americani quanto le deportazioni dei criminali e le operazioni dell’Ice siano giuste; altri invece ritengono serva cambiare radicalmente policy. Sono due posizioni che trovano nella scadenza del voto di novembre di Midterm l’appuntamento chiave. Al momento i sondaggi assegnano maggiori probabilità ai democratici di conquistare la maggioranza alla Camera (ora i repubblicani hanno 5 seggi in più).

 

Minnesota, il governatore Walz: “Occupazione federale, l’Ice semina caos e violenza a Minneapolis “

 

Coloro che ritengono serva un aggiustamento della narrazione, sostengono che l’immigrazione non è un tema chiave nelle prossime elezioni. Un sondaggio di Politico rivela infatti che dinanzi a un gruppo di temi “prioritari”, solo il 21% pone l’immigrazione al primo posto. La stragrande maggioranza pone questioni economiche e il costo della vita in vetta. Anche illustri sondaggisti come Frank Luntz non individuano nell’immigrazione un tema che può stravolgere l’esito elettorale. In realtà Trump avrebbe perso il sostegno degli indipendenti e dei moderati da mesi e ben prima che deflagrasse la questione Minneapolis.

Per la Casa Bianca un’inattesa grana arriva dalla National Rifle Association. La lobby degli armaioli ha diffuso una nota in cui dice: «I procuratori non dovrebbero demonizzare i cittadini rispettosi della legge. Occorre attendere gli esiti di un’indagine completa prima di trarre conclusioni». Il riferimento è a Alex Pretti, infermiere con il porto d’armi e che aveva con sé una pistola quando è stato fermato e ucciso. Il sostituto procuratore di Los Angeles Bill Essayli sui social aveva scritto che se una persona si avvicina alle forze dell’ordine con un’arma, è molto probabile che l’agente sia legalmente giustificato a sparare. Posizione che mette in discussione il Secondo Emendamento e apre così una breccia fra la destra e la lobby delle armi.

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