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28 Gennaio 2026Studenti senza casa, Siena senza visione: serve un patto tra Monte, Comune e Università
di Pierluigi Piccini
L’appello del rettore Roberto Di Pietra sul tema degli alloggi per studenti è serio, documentato e ormai non più rinviabile. A Siena i posti letto non bastano, il mercato degli affitti è diventato inaccessibile per molti studenti e la città rischia di perdere attrattività universitaria, sociale ed economica. Ma continuare a limitarci agli appelli non è più sufficiente: serve una proposta concreta, immediatamente praticabile.
I numeri parlano chiaro. I posti letto disponibili sono circa 1.150, a cui si aggiungeranno – quando finiranno i lavori – i 150 della casa dello studente di viale XXIV Maggio. Troppo pochi. Al tempo stesso, progetti fermi da anni, come lo studentato di via del Porrione o la seconda mensa universitaria, raccontano una città che fatica a trasformare le intenzioni in decisioni operative.
Eppure oggi gli strumenti ci sono. Il Governo ha messo a disposizione quasi 600 milioni di euro per nuovi studentati, con contributi a fondo perduto fino a 20 mila euro per posto letto e una quota obbligatoria riservata agli studenti economicamente fragili. In altre città – Firenze, Padova, Trento – queste opportunità sono state colte. A Siena no.
La domanda allora non è “se” si può fare, ma “come” e “con chi”. La risposta, a mio avviso, è semplice: serve un accordo a tre tra Monte dei Paschi di Siena, Comune di Siena e Università di Siena.
Il Monte dispone di immobili sul territorio cittadino che oggi non hanno una funzione strategica o sono sottoutilizzati. Metterli a disposizione – attraverso comodati, locazioni calmierate o progetti di valorizzazione mirata – permetterebbe di creare posti letto senza costruire nuovi edifici, senza consumare altro suolo e con tempi molto più rapidi rispetto a qualsiasi intervento ex novo. Sarebbe anche un segnale forte di responsabilità territoriale, coerente con la storia e il ruolo della banca.
Il Comune dovrebbe assumere il ruolo di regia: individuare le soluzioni urbanistiche, accelerare le procedure, coordinare i soggetti coinvolti e garantire che l’operazione risponda a un interesse pubblico chiaro. L’Università, infine, definirebbe il fabbisogno reale, assicurerebbe la funzione accademica e sociale degli alloggi e contribuirebbe a rendere il progetto attrattivo anche per eventuali partner privati.
Non si tratta di inventare nulla di straordinario, ma di fare finalmente sistema. Un protocollo d’intesa, una mappatura degli immobili disponibili, uno o due progetti pilota e l’accesso ai fondi nazionali: il percorso è lineare, se c’è la volontà politica di imboccarlo.
Il problema degli alloggi studenteschi non riguarda solo gli studenti. Riguarda la vitalità della città, il commercio di prossimità, il futuro demografico di Siena, la sua capacità di restare una città universitaria vera e non solo nominale. Continuare a rimandare significa accettare un lento declino.
Oggi non mancano né le risorse né le soluzioni. Manca, semmai, una scelta condivisa. È il momento di farla.



