
Commissione Rossi, audizione riservata: “emerse incongruenze”. Verso una nuova convocazione
28 Gennaio 2026
Neve c’è, impianti no: sull’Amiata – da Abbadia San Salvatore al Cantore – si sciupa un’occasione
28 Gennaio 2026
La giornata del consiglio segna un passaggio delicato, non tanto per l’esito formale delle decisioni, quanto per il segnale che l’istituto intende dare all’interno e all’esterno. La discussione sui confini del ruolo dell’amministratore delegato, in una fase segnata da indagini e da scelte strategiche di enorme portata, mostra quanto la questione della governance sia ormai centrale quanto – se non più – delle operazioni industriali.
La soluzione che prende forma, con una distinzione netta tra partecipazione alle decisioni interne e interlocuzione con gli azionisti affidata alla presidenza, appare come un compromesso pragmatico. Non è una scorciatoia, ma un tentativo di evitare che il conflitto potenziale diventi paralisi, mantenendo al tempo stesso un presidio di equilibrio istituzionale. In questo senso, rafforzare il ruolo del presidente come garante del dialogo con i soci risponde a una logica ormai diffusa nei mercati più maturi.
Resta però il nodo politico-industriale. Il confronto sulle prospettive dopo l’operazione su Mediobanca non è una disputa tecnica, ma una scelta di identità: integrazione profonda o autonomia vigilata. Due visioni legittime, ma incompatibili, che richiedono un consiglio capace di decidere senza ambiguità e senza farsi condizionare dal clima emergenziale.
In questo quadro, le regole sulla formazione della lista non sono un dettaglio procedurale. Sono il tentativo di rimettere ordine in una fase in cui su Monte dei Paschi di Siena gravano insieme un passaggio assembleare decisivo, l’attesa delle autorizzazioni europee e una ridefinizione strategica che segnerà il futuro della banca per anni. Se la governance non regge ora, difficilmente potrà reggere dopo.





