
Governance sotto pressione: quando le regole servono a tenere insieme la banca
28 Gennaio 2026
Bo Diddley
28 Gennaio 2026Neve c’è, impianti no: sull’Amiata – da Abbadia San Salvatore al Cantore – si sciupa un’occasione
Mezzo metro di neve in vetta, la metà al secondo rifugio del General Cantore. Dopo anni, sull’Amiata – in particolare sul versante di Abbadia San Salvatore, cuore storico e operativo del comprensorio – ci sono finalmente le condizioni per sciare su tutte le piste. Eppure non si scia. Un paradosso che sta alimentando rabbia e frustrazione tra sciatori e operatori economici.
Albergatori, ristoratori e imprese dei servizi di Abbadia San Salvatore e del versante amiatino hanno iniziato a protestare formalmente, inviando singole PEC al Sindaco. Il motivo è semplice e grave: i danni non sono solo economici, ma anche di immagine. L’Amiata, e Abbadia in particolare, appaiono come un territorio incapace di valorizzare ciò che ha, proprio quando la natura offre una delle poche stagioni davvero favorevoli degli ultimi anni.
Gli operatori lo dicono senza ambiguità: il problema è la mancata apertura degli impianti di risalita. A parte due tapis roulant, peraltro attivati in modo discontinuo, il sistema è fermo. La seggiovia del Cantore, quella che collega il secondo rifugio alla vetta, non è mai entrata in funzione. Un blocco che colpisce direttamente Abbadia San Salvatore, che da sempre vive un rapporto strutturale con lo sci, l’accoglienza e il turismo invernale.
Ora l’attenzione si concentra sulla pista del Crocicchio, storica, teatro in passato di gare internazionali. È la pista alta, quella che in questi giorni ha ricevuto e riceverà ulteriore neve. I permessi comunali alla società SIA ci sono. Se le condizioni tengono, già dal prossimo fine settimana potrebbe essere sciabile. Ma servono atti concreti: apertura dello ski-lift, battitura della pista, messa in sicurezza. Finora, nonostante le nevicate abbondanti, i battipista non si sono visti. Un’inerzia difficile da comprendere, perché la neve, se non battuta, si rovina: la pioggia la penetra, il caldo la consuma. Bastava intervenire per consentire a molti di sciare.
Gli operatori di Abbadia San Salvatore sperano che questi ultimi fine settimana possano almeno correggere il bilancio di una stagione finora solo “accettabile”, non certo brillante, nonostante un innevamento complessivamente buono. L’affluenza di sciatori non è mancata, soprattutto per il fondo, sostenuto anche da significativi contributi regionali. Ma proprio qui nasce un’altra frattura: il sostegno pubblico concentrato su un solo segmento ha generato insoddisfazione tra turisti e operatori legati allo sci alpino, che vedono opportunità perse e risorse sbilanciate.
Chiusa (male) la stagione invernale, si apre già quella estiva. E anche qui il nodo è lo stesso: i servizi. Nei giorni di grande afflusso, parcheggiare in vetta è quasi impossibile. La strada viene chiusa al secondo rifugio e, senza seggiovia, la vetta diventa accessibile solo con la navetta. Una soluzione tampone, non una visione.
La questione Amiata – e di Abbadia San Salvatore come suo perno turistico – non è la neve che manca. È la capacità di decidere, programmare e far funzionare ciò che esiste. Quando perfino l’inverno “giusto” diventa un’occasione sprecata, il problema non è più meteorologico. È politico e gestionale.
Se vuoi, nel prossimo passaggio posso indurire ulteriormente il tono (chiamando in causa responsabilità precise) oppure accorciare il pezzo per una pubblicazione su quotidiano o sito locale.



