
𝐕𝐞𝐫𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐋𝐨𝐠𝐢𝐦𝐞𝐫/𝐀𝐜𝐪𝐮𝐚 & 𝐒𝐚𝐩𝐨𝐧𝐞, 𝐢𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨
3 Aprile 2026
I FILI
3 Aprile 2026
Siamo a Pasqua. Trenta centimetri di neve sulla pista della vetta, un freddo che non lascia dubbi, una montagna che offre quello che raramente offre nelle ultime stagioni: condizioni da sci vere. Eppure la seggiovia del Cantore è ferma. O forse apre, forse no: lo si saprà questa sera.
Questa frase da sola dovrebbe bastare a descrivere il livello di disfunzione che affligge da anni la stazione sciistica del Monte Amiata.
Non è una sorpresa. È un copione. Gli operatori lo conoscono a memoria, gli sciatori anche, e probabilmente lo conosce bene anche il sindaco di Abbadia San Salvatore Niccolò Volpini, che pure si era detto «fiducioso» al momento della firma del protocollo con la società Ais. Un protocollo che stabilisce, nero su bianco, che gli impianti devono essere aperti — fino al 15 aprile — quando c’è neve sulla pista. A prescindere dal numero di sciatori presenti.
La norma esiste. La firma c’è. La neve c’è. Gli impianti no.
Si capisce — lo diciamo chiaramente — che tenere in funzione una seggiovia senza sciatori ha un costo. Ma un accordo firmato non è una lista dei buoni propositi: è un impegno. Se la società Ais ha sottoscritto quel protocollo come condizione per il rinnovo dei permessi, non può applicarlo a geometria variabile in base alla redditività della giornata. E il Comune, che quei permessi li ha rilasciati, ha ora il dovere di verificare che le prescrizioni vengano rispettate. Il sindaco ha annunciato controlli: bene. Che i controlli ci siano davvero, e che abbiano conseguenze se l’accordo non viene rispettato.
Il problema è però più profondo di una Pasqua con gli impianti chiusi. È strutturale. Da anni gli operatori locali — bar, noleggi, scuola sci, rifugi — subiscono una condizione di precarietà assoluta: non sanno quando la seggiovia apre, non sanno quando chiude, non possono pianificare, non possono comunicare ai propri clienti nulla di affidabile. Le proteste, firmate collettivamente, si sono accumulate stagione dopo stagione. Il risultato è stato finora poco più di zero.
La richiesta degli operatori è ragionevole e va sostenuta: un bando pubblico che individui un nuovo gestore in grado di garantire continuità, trasparenza, e una comunicazione puntuale. Non è una pretesa rivoluzionaria. È il minimo sindacale che qualsiasi stazione sciistica degna di questo nome offre ai propri utenti.
Mancano una decina di giorni alla chiusura ufficiale della stagione invernale. Poco tempo per rimediare a questo Pasqua stonata. Ma i mesi che seguiranno saranno decisivi: o si affronta seriamente il nodo della gestione degli impianti — con un bando vero, con regole chiare, con un operatore che risponda degli impegni presi — oppure ci ritroveremo qui, tra un anno, a raccontare lo stesso identico copione.
La montagna ha la neve. Il problema è sempre e solo a valle.





