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26 Settembre 2026La Russia distrugge i data center di Kiev: centomila famiglie senza internet e senza gli allarmi aerei
Per due notti consecutive, tra il 23 e il 24 settembre, droni russi a propulsione a getto hanno colpito data center e nodi di interscambio della rete a Kiev, distruggendo le apparecchiature di due società di hosting. Circa centomila famiglie della capitale e dell’area circostante sono rimaste senza connessione. E senza connessione, in Ucraina, significa anche senza allerta: gli avvisi che annunciano l’arrivo di missili e droni viaggiano su notifiche dello smartphone e app di messaggistica, che dipendono dagli stessi fornitori civili ora presi di mira.
Non è un episodio isolato. Già a inizio luglio un missile aveva danneggiato un importante centro dati della capitale, in un attacco che aveva fatto almeno tredici vittime. La campagna contro la rete si aggiunge a quella, ormai sistematica, contro il sistema energetico: la prospettiva per gli ucraini non è più soltanto un inverno al buio, ma anche isolato.
L’Ucraina è uno dei paesi più digitalizzati d’Europa. Pagamenti, commercio, operazioni bancarie e buona parte dei servizi pubblici passano dal web, ed è stata anche una forma di resistenza: uno Stato che funziona dal telefono continua a erogare servizi quando gli uffici sono distrutti o evacuati. Proprio questa forza diventa ora il bersaglio. Mandare in tilt i server significa paralizzare la vita di milioni di persone senza occupare un metro di territorio.
La lezione riguarda tutti. Per anni abbiamo parlato del digitale come di qualcosa di immateriale, la nuvola. Ogni dato invece vive in un edificio, dentro macchine che consumano energia e hanno bisogno di raffreddamento. Un data center è un’infrastruttura critica come una diga o una centrale, e come queste può essere colpito. Per l’Europa, dove la corsa ai centri di calcolo spinta dall’intelligenza artificiale è appena cominciata, le scelte su dove collocarli, come alimentarli e come garantire che i dati possano essere spostati altrove in caso di attacco diventano questioni di sicurezza nazionale. L’Ucraina aveva trasferito copie dei propri archivi pubblici su server esteri già nei primi giorni dell’invasione: la resilienza si costruisce prima della crisi.
Resta la dimensione morale. Spegnere i sistemi di allerta significa esporre deliberatamente i civili, togliendo loro i minuti che separano la sirena dal rifugio. Il diritto umanitario protegge i beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione, e in un paese moderno la rete ne fa ormai parte. La comunità internazionale dovrà riconoscerlo esplicitamente, prima che la distruzione dei server diventi pratica ordinaria di ogni guerra.





