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27 Settembre 2026Letteratura e ambientalismo L’autrice delle Memorie di Adriano si spese molto per la salvaguardia ecologica e i diritti degli animali: Se vogliamo provare ancora a salvare la Terra (Einaudi)
L’opera di Marguerite Yourcenar è disseminata di riferimenti all’ecologia e a tematiche concernenti la salvaguardia dell’ambiente. Basta consultare l’epistolario confluito in Lettere ai contemporanei (Einaudi, 1995) per rendersi conto dell’impegno profuso a tal riguardo dalla scrittrice. Balenano qua e là la poetica descrizione di un albero da frutto o di un volatile che allieta con il suo canto le lunghe ore trascorse nella casa di Petite Plaisance, nel Maine, condivisa con la compagna Grace Frick, traduttrice della sua opera, emergendo da una congerie di puntualizzazioni riguardanti la lettura dei propri testi, sottoposti ad autoanalisi minuziosa per confutare interpretazioni reputate superficiali o tendenziose (si pensi alla precisazione, lunga una decina di pagine, indirizzata nel 1977 al regista tedesco Volker Schlöndorff, reo di avere adattato per il cinema il suo romanzo Le Coup de grâce con il titolo Der Fangschluss, senza aver tenuto conto di alcuni suoi suggerimenti, a cominciare dal ruolo della protagonista, interpretato da Margarethe von Trotta).
In una missiva indirizzata a Brigitte Bardot nel 1968, invita l’attrice a esporsi, in virtù del proprio incarico di ambasciatrice della protezione degli animali, contro il massacro dei cuccioli di foca effettuato in Canada per il commercio delle pellicce; in un’altra, successiva di qualche anno, suggerisce all’allora Presidente della Repubblica francese Georges Pompidou di adoperarsi per l’integrità del Parco della Vanoise. Gli stessi viaggi compiuti in Italia per documentarsi sulle vicissitudini biografiche e storiche dell’imperatore Adriano sono costellati di riflessioni critiche riguardanti lo stato dei monumenti (si confrontino al riguardo i contributi miscellanei apparsi nel magnifico catalogo Marguerite Yourcenar. Adriano, l’antichità immaginata, edito da Electa in occasione della mostra documentaria tenutasi a Tivoli nel 2013).
Tali aspetti della sua attività sono ora rintracciabili in un volumetto intitolato Se vogliamo provare ancora a salvare la Terra (a cura di Stefania Ricciardi, Einaudi «Le vele», pp. 106, € 13,00). Si tratta del testo della conferenza «Si nous voulons encore essayer de sauver la terre», tenuta all’Università di Laval, in Québec, il 30 settembre 1987, un paio di mesi prima di morire. Il brano, confluito in una pubblicazione collettiva uscita a Montréal l’anno successivo, costituisce l’ennesima riprova della sensibilità della scrittrice nei confronti della salvaguardia dell’ambiente, con il relativo consiglio a «essere consumatori ponderati anziché predatori sconsiderati».
La Yourcenar infatti, come sottolinea la curatrice nella sua postfazione, riporta alcuni esempi di disastri ambientali – da Bhopal a Cernobyl, passando attraverso l’inquinamento del Reno –, rimarcando quanto «la storia umana lasci ovunque le sue tracce e queste tracce sono in genere distruttive». Viene ribadito come il mondo non sia esclusivamente appannaggio dell’uomo, ma di tutti gli esseri viventi che lo abitano, animali e piante compresi.
Viene contestualmente associato anche il breve testo «Chi sa se il soffio vitale delle bestie scenda in basso, verso terra?», il cui curioso titolo è ripreso da un passaggio del Qohelet, contenente una conferenza del 1981 tenuta alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona. Tale intervento confluì nel libro di saggi Il Tempo, grande scultore, edito da Einaudi nel 1985, a distanza di un paio d’anni dall’originaria pubblicazione gallimardiana (si rimanda anche a «Bestie da pelliccia», ivi contenuto, che affronta la tematica degli animali la cui morte è «selvaggiamente inferta da noi uomini» per fini utilitaristici, se non addirittura voluttuari). Nonostante si percepisca dal tenore degli scritti che l’autrice di Mémoirs d’Hadrien sia animata da un impegno civile che esula da un generico engagement e da qualsiasi schema precostituito, tanto da farle ammettere di non essere una vegetariana rigorosa (si concedeva due volte a settimana un po’ di pesce e occasionalmente un panino al prosciutto al fine di variare il proprio regime alimentare), in appendice è riportato un lungo elenco di associazioni a cui risultava iscritta, a tutela dell’ambiente e della salute, dei diritti degli animali e dei diritti civili, nonché dell’infanzia e di altre cause umanitarie.
La Yourcenar dichiara fra l’altro che ci sarebbero «meno vagoni piombati che portano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non ci fossimo abituati ai furgoni in cui tante bestie agonizzano senza cibo e senza acqua sulla via del macello». Ma, al di là di qualsiasi riflessione improntata all’attualità, pare francamente eccessivo considerare l’intervento che dà il titolo al libro, giocoforza essenziale e tutto improntato sulla tematica della salvaguardia ambientale, come il «testamento spirituale» di una scrittrice la cui versatilità (e ricchezza argomentativa) risulta uno dei suoi tratti distintivi. Basti pensare all’anacronistica ricercatezza che contrassegna i suoi stessi chefs-d’œuvre: dalle Memorie di Adriano a L’opera al nero alla splendida trilogia Il labirinto del mondo.





