Per i liberali, le cose più preziose sono due: la libertà e il pluralismo. La libertà è associata all’agency. Nelle società liberali le persone possono – e vengono incoraggiate a farlo – scegliere la propria strada e decidere se percorrerla o fare marcia indietro. I liberali pensano che tutti debbano poter essere autori della storia della propria vita. Il pluralismo è una conseguenza della dedizione alla libertà. Qualcuno si vorrà sposare, altri no. Qualcuno vorrà avere figli, altri no. I liberali credono nella libertà e nel pluralismo, e per questo molti di loro sono romantici. Sono felici quando qualcuno si innamora. Pensano che alle persone debba essere permesso di avere dei segreti.
I liberali sono favorevoli alla libertà dalla paura. Vogliono che la gente si senta al sicuro.
Chi non è liberale?
Adolf Hitler non era un liberale. Iosif Stalin non era un liberale. Vladimir Putin non è un liberale. Se non credete nella libertà di pensiero e di parola, non siete liberali. Se non credete nella libertà di religione, non siete liberali. Se rifiutate l’idea di pluralismo, non siete liberali. Se non credete negli esperimenti di vita, non siete liberali (ed è un argomento sul quale avrò parecchio da dire). Se non credete nella rule of law, non siete liberali. Gli antiliberali e i post-liberali non sono liberali (per quanto possano condividere alcune convinzioni dei liberali, o almeno lo spero).
1984 di George Orwell è una straziante rappresentazione dell’antiliberalismo. Uno dei cattivi del romanzo ammonisce: «Se vuoi un’immagine del futuro, pensa a uno stivale che calpesti un volto umano in eterno». Oppure: «Tutte queste marce, queste grida di acclamazione, questo sventolio di bandiere, non sono altro che sesso andato a male». Il racconto si conclude con queste raggelanti parole: «Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita. Era riuscito a trionfare su se stesso. Ora amava il Grande Fratello».
Il liberalismo è sotto pressione, o addirittura sotto assedio, come non era mai successo dalla fine della seconda guerra mondiale. Ci sono marce, grida di acclamazione, un grande sventolio di bandiere. A quanto pare, in molti amano il Grande Fratello. E sperano di averlo trovato. A destra, alcuni hanno rinunciato al liberalismo. Lo ritengono colpevole del crollo della famiglia e dei valori tradizionali, della criminalità dilagante, della mancanza di rispetto per l’autorità e della sempre più diffusa immoralità. A sinistra, alcuni odiano il liberalismo. Dicono che è roba vecchia, esaurita, morente. Pensano che non disponga delle risorse necessarie per risolvere problemi come quelli causati da disuguaglianze radicate, razzismo, sessismo, strapotere delle aziende e degrado ambientale. Parlano di «neoliberismo» con disgusto. Non rispettano la tradizione politica liberale. I fascisti rifiutano il liberalismo. E lo stesso fanno i populisti che ritengono che la libertà sia sopravvalutata. In un modo o nell’altro, l’antiliberalismo avanza. Proprio come la tirannia. Molte delle persone che partecipano alle marce non hanno in mente un’idea precisa del liberalismo, ma solo una sua caricatura. Lo descrivono in modi che nessun liberale potrebbe mai approvare. Non sanno niente della sua storia. Non conoscono il dibattito filosofico sul liberalismo e all’interno di esso. Oggi più che mai c’è bisogno di capire con chiarezza il liberalismo, comprenderne le intenzioni, la portata, i dibattiti interni, il suo aspetto in costante evoluzione, quel che promette, quello che è e quel che può diventare.
Che cos’è un liberale? Chi è un liberale? Qualunque risposta deve partire dal concetto di libertà. I liberali credono nella libertà di religione. Credono nella libertà di parola. Non si limitano a riconoscere il pluralismo e la libertà che lo rende possibile; ne sono dei veri devoti. Rispettano profondamente la rule of law. Apprezzano il dissenso. Credono negli esperimenti di vita. (…)
I liberali politici obiettano che il liberalismo perfezionista è troppo settario, e pertanto illegittimo: esclude chi non ritiene che l’autonomia del singolo debba essere un punto centrale. I liberali perfezionisti, dal canto loro, credono che il liberalismo politico rinunci alle radici morali più profonde del liberalismo stesso. Quel che dobbiamo notare è che entrambi sono favorevoli alle stesse libertà fondamentali. I filosofi liberali sono in disaccordo tra loro anche su molti altri aspetti. Ci sono liberali come Robert Nozick che sono libertari: credono che la redistribuzione delle ricchezze tra ricchi e poveri sia fondamentalmente ingiusta. Altri liberali, come Rawls, non concordano affatto. Anzi, possono persino credere che una redistribuzione su larga scala sia doverosa. Finché amate la libertà, comunque, potete chiamarvi liberali, che siate d’accordo con Rawls o con Nozick. Ci sono anche liberali come Philip Pettit che sostengono l’idea di libertà come non dominio: nessuno deve essere soggetto alla volontà altrui.
Che si parli di storia o di filosofia, qual è la miglior forma di liberalismo? Ovviamente ho anch’io le mie idee, e non le nasconderò. Ma soprattutto voglio parlare dell’idea degli esperimenti di vita, un’espressione proveniente dagli scritti di John Stuart Mill che ha fortissime implicazioni per il liberalismo attuale. Sottolineerò l’importanza di questi esperimenti per lo sviluppo del singolo individuo e della società, e mi soffermerò sul rapporto tra gli esperimenti di vita e il rispetto per l’agency individuale. (Inoltre: hip, hip, urrà per Rawls, e anche per Franklin Delano Roosevelt.) Il mio scopo principale è proporre un ritratto del liberalismo contemporaneo, delle sue costanti e delle sue variabili più estreme, di ciò per cui si batte e di ciò che avversa. Il liberalismo è una grande tenda che ospita elementi diversi, ma è anche un credo per il quale combattere.
Titolo dell’opera originale: «On Liberalism»







