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3 Ottobre 2026Manovra 2027, il governo taglia 8 miliardi alla Difesa per finanziare l’energia mentre lo spread risale a 131 punti
La Manovra 2027 nasce sotto il segno dell’emergenza e di un compromesso politico che dice molto degli equilibri interni alla maggioranza. Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica e la relazione sullo scostamento di bilancio da presentare a Bruxelles: uno 0,3 per cento del Pil in più per l’energia e altrettanto per la difesa, sia nel 2027 sia nel 2028. In cifre, circa 14 miliardi l’anno di spesa in deficit, che dovrebbero allargare gli spazi di una legge di bilancio altrimenti stretta tra inflazione e conti pubblici.
Il dato politico sta nella differenza rispetto al progetto iniziale. Prima dell’estate Giorgetti aveva impostato una richiesta di flessibilità da 36 miliardi nel biennio, con la quota militare destinata a salire allo 0,6 per cento nel 2028. Al vertice di Palazzo Chigi quella quota è stata dimezzata: la richiesta complessiva scende a 28 miliardi e gli 8 mancanti vengono sottratti interamente alla Difesa. È stata la Lega a pretendere che la spesa per gli armamenti non crescesse oltre, con Salvini che puntava anche a rinviare la decisione. Meloni ha respinto il rinvio ma ha accettato il taglio, rivendicando la priorità per famiglie e imprese colpite dal caro energia. Crosetto, dopo essersi battuto fino all’ultimo, ha dovuto prenderne atto, chiedendo soltanto che lo 0,3 per cento già previsto per il 2027 resti intatto e sperando in un recupero l’anno successivo.
Giorgetti ha messo le mani avanti: le previsioni sono sempre più incerte e non tutto ciò che è stato annunciato entrerà nella manovra. I cantieri restano quattro: il taglio dell’Irpef per i redditi medi, le pensioni, che solo per l’adeguamento all’inflazione richiedono oltre dieci miliardi, gli interventi sulle bollette e la difesa.
Il quadro è reso più fragile dai mercati. Nella seduta di venerdì lo spread tra Btp e Bund è salito fino a 131 punti base, tornando ai livelli dell’aprile 2025, con il decennale italiano al 4,7 per cento. Non è una crisi soltanto italiana: anche il debito francese è sotto pressione, e la tensione nasce dall’intreccio tra debiti pubblici elevati, timori di nuova inflazione legata all’energia e incertezza sulle banche centrali. Ma per un Paese con il debito dell’Italia ogni punto di rendimento in più, con il rinnovo dei titoli, si traduce in miliardi di interessi che sottraggono risorse proprio alla manovra.
Il paradosso è evidente: il governo chiede di fare più deficit nel momento in cui il mercato comincia a chiedere un prezzo più alto per finanziarlo. Spostare risorse dalle armi alle bollette risponde a un’urgenza sociale reale, ma apre una frattura con gli impegni assunti in sede Nato e lascia intravedere una legge di bilancio in cui la coalizione tratterà su ogni singola voce.





