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3 Ottobre 2026Il Comune di Siena vuole comprare il PalaOrlandi per un milione: una scelta di patrimonio trattata come una conta di maggioranza
Lunedì mattina, alle 9.30, la Commissione Programmazione, Bilancio e Affari generali presieduta da Orazio Peluso esaminerà il Documento unico di programmazione 2026-2028. Dentro c’è una riga che da giorni agita il centrodestra senese più di qualsiasi opposizione: l’indirizzo ad acquisire il palazzetto del Costone, il PalaOrlandi, per una cifra di poco superiore al milione di euro. Il parere della Commissione non sarà vincolante, il voto vero arriverà martedì in Consiglio comunale, ma il passaggio di lunedì è già diventato una prova di forza. Peluso promette fuochi d’artificio. È un’espressione che dice molto, perché i fuochi d’artificio si accendono per celebrare o per coprire il rumore, e qui non sembra esserci molto da celebrare.
I fatti sono questi. La sindaca Nicoletta Fabio e l’assessore allo Sport Lorenzo Loré hanno incontrato due volte i consiglieri della propria maggioranza, e per due volte l’incontro si è chiuso senza un accordo. Non convince né i partiti né i civici, e nella conta informale di giovedì sera i numeri per approvare l’operazione non c’erano. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Bernardo Maggiorelli, si limita a dire che il documento è in fase di approfondimento, formula prudente che a Palazzo Pubblico significa di solito che il documento non piace. Intorno a lui una geografia di dubbi che attraversa la Lega, i civici, l’Udc, la lista della sindaca. E poi c’è Maria Antonietta Campolo, passata da FdI a Futuro Nazionale, che alle riunioni di maggioranza non è stata neppure invitata e alla quale ora bisognerebbe chiedere aiuto in aula. Si discute se ritirare la parte del Dup relativa al PalaOrlandi, se emendarla, se scorporarla per riprendere il discorso più avanti. Oppure se tirare dritto e affidarsi all’aritmetica.
È proprio questo il punto che merita di essere detto con chiarezza. Una decisione che impegna oltre un milione di euro di denaro pubblico su un bene immobile, con tutto quello che un palazzetto comporta in termini di manutenzione, gestione, adeguamenti e responsabilità negli anni, non dovrebbe arrivare in aula come una partita da vincere ai punti. Non dovrebbe dipendere dal fatto che qualche consigliere si astenga invece di votare contro, né dalla speranza che un emendamento d’ufficio dell’ultimo minuto ricucia una maggioranza sfilacciata. Il problema non è se il centrodestra abbia o meno i numeri. Il problema è che, a quanto risulta dalle cronache, la città non sa ancora perché dovrebbe comprare quell’impianto, che cosa ne farà, chi lo gestirà e quanto costerà davvero dopo il rogito.
C’è anche una questione di forma che non è soltanto forma. L’acquisizione è stata inserita nella sezione del Dup dedicata al piano delle alienazioni e delle valorizzazioni immobiliari. È lo strumento con cui un Comune decide di cosa liberarsi e cosa mettere a reddito, non il luogo naturale per motivare l’ingresso nel patrimonio di un nuovo edificio. Si può fare, tecnicamente, ma proprio per questo un acquisto di questa portata avrebbe richiesto un percorso proprio: una perizia resa pubblica sul valore, un piano d’uso, un confronto con le società sportive che quell’impianto lo vivono, una stima dei costi di gestione negli anni a venire. Tutto ciò che trasforma una spesa in una politica. Quando invece la scelta viaggia nascosta dentro un documento di programmazione generale, il dibattito si sposta inevitabilmente sui giornali e nelle riunioni riservate, ed è esattamente quello che sta accadendo.
Chi ha governato questa città sa che il patrimonio immobiliare di Siena è al tempo stesso una ricchezza e un peso. Ogni edificio pubblico è una promessa fatta alle generazioni successive, che dovranno mantenerlo, riscaldarlo, metterlo a norma, renderlo vivo. Comprare è la parte facile. La parte difficile comincia il giorno dopo, e nessuno in questi giorni ne ha parlato. Non si è detto se il PalaOrlandi sia destinato a diventare un presidio per lo sport di base, una struttura per le società cittadine, uno spazio polivalente per i quartieri, né con quali risorse correnti sarà sostenuto. Non si è detto neppure quale alternativa sia stata scartata, perché ogni milione speso qui è un milione che non va altrove, in una città che ha scuole, strade, impianti esistenti e servizi sociali che chiedono attenzione.
Un’operazione di questa entità non può arrivare in Consiglio dopo che il dibattito è già esploso sulla stampa e mentre la maggioranza stessa non riesce a trovare una posizione comune. Non è una questione di parte. La politica cittadina vive di fiducia, e la fiducia si costruisce mostrando le carte prima del voto, non contando le teste la sera prima.
Ci sono dunque due strade. La prima è quella della forzatura: portare l’atto in aula così com’è, sperare nelle assenze e nelle astensioni, incassare una vittoria numerica che lascerebbe dietro di sé una maggioranza più divisa e una città meno informata. La seconda è quella della serietà: scorporare la partita del PalaOrlandi dal Dup, prendersi qualche settimana, presentare un progetto vero con numeri, finalità e piano di gestione, e chiedere su quello un voto limpido, magari anche alla minoranza. Sarebbe un segno di forza, non di debolezza. Perché un’amministrazione che sa spiegare le proprie scelte non ha bisogno dei fuochi d’artificio.





