
Lhasa de Sela – Con Toda Palabra
9 Ottobre 2026
Leonardo all’ex Beko di Siena: una buona notizia che ora deve diventare un progetto industriale
9 Ottobre 2026Intesa a un passo dal Monte: Giani si schiera con Siena e apre la partita delle condizioni
La partita sul Monte dei Paschi si è decisa prima di arrivare in assemblea. Il gruppo Caltagirone ha annunciato che il 29 ottobre voterà contro tutti e cinque i punti della parte straordinaria: le due offerte di scambio su Banca Generali e Banco Bpm, il dividendo straordinario da quattro miliardi pagato in parte con azioni Generali, il resto dell’impianto costruito da Luigi Lovaglio. Prima di lui si erano espressi Delfin e i Benetton, poi il fondo di Massimo Malvestio. Il fronte del no supera così il 33 per cento del capitale, abbastanza per impedire la maggioranza dei due terzi che le delibere richiedono. Il resto è aritmetica.
Il colpo più duro, però, è arrivato da Parigi. Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con quasi il 30 per cento, ha detto che non conferirà le azioni all’offerta senese. Senza quel pacchetto l’operazione su Bpm non poteva comunque riuscire, qualunque fosse stato il voto. Il piano di Lovaglio è stato bocciato due volte, dentro e fuori Rocca Salimbeni. Intesa, da parte sua, ha chiarito che basta l’approvazione di una sola delle proposte del Monte per far cadere la sua offerta. L’assemblea si è quindi trasformata in un referendum, e il risultato si conosce in anticipo. A Lovaglio restano due possibilità: ritirare il piano oppure chiedere un rinvio per prendere tempo, sapendo che l’Opas di Intesa dovrebbe partire a fine novembre. Il consiglio del 15 ottobre dirà quale strada sceglierà. La Borsa intanto ha già deciso: il titolo è sceso sotto gli undici euro.
Ci sono anche altri segnali. Unipol ha completato l’aumento di capitale da 2,5 miliardi per rilevare metà della rete del Monte, 635 filiali, e ha avuto il parere favorevole delle cooperative socie. L’Ivass ha autorizzato Mediobanca Premier a superare il 10 per cento di Generali, un passaggio della riorganizzazione dopo la fusione con Mediobanca. Sul fronte di Ca’ de Sass, la Fondazione Cariplo e la Compagnia di San Paolo dichiarano soddisfazione e parlano di un interesse generale del Paese. È il linguaggio di chi ha già vinto e offre la pace.
In questo quadro interviene il presidente della Regione, Eugenio Giani. Dice che l’identità e l’integrità del Monte saranno la sua principale preoccupazione e che farà tutto il possibile perché la banca le conservi. È una presa di posizione importante, e il momento in cui arriva le dà ancora più peso. Gli assetti azionari sono ormai definiti e l’esito dell’assemblea è scontato. La voce della Regione serve quindi a ricordare che il Monte non è soltanto un pacchetto di azioni da trasferire: è un’istituzione legata a una città e a un territorio. Giani non può contare su quote né su seggi in consiglio, ma la sua è una forza politica e istituzionale. Può interloquire con Intesa, con il governo e con le autorità di vigilanza. Può fare della tutela del Monte una questione regionale e non solo municipale. Dà a Siena un alleato autorevole proprio nella fase in cui la città rischiava di trovarsi sola.
Adesso bisogna dare a quelle parole un contenuto preciso. La questione non è più se Intesa entrerà nel Monte, ma a quali condizioni, e su questo la Regione può svolgere un ruolo decisivo. Servono un presidio decisionale a Siena, un perimetro di attività garantito, impegni scritti sull’occupazione e sulla presenza nel territorio. Serve anche un’attenzione particolare al rapporto con la Fondazione e con il tessuto economico toscano. Se Comune, Provincia e Regione presentano a Ca’ de Sass un documento comune, l’identità e l’integrità di cui parla Giani diventano punti di un accordo e non restano un auspicio. La finanza riconosce chi ha qualcosa da mettere sul piatto. Con la Regione al suo fianco, Siena ha finalmente la possibilità di sedersi a quel tavolo con il peso che le spetta.





