
Mps, consiglio in stallo sulle regole per le liste
23 Gennaio 2026
Iran: “È terribile, vanno a sparare ai feriti in ospedale”
23 Gennaio 2026L’analisi
La linea ufficiale non è cambiata: l’Italia resta «ponte» tra Bruxelles e Washington, Trump ha le sue ragioni, magari esagera nei metodi «assertivi» ma alla fine il dialogo con il principale alleato dell’Europa è l’unica strada possibile. Eppure intorno a questo pilastro narrativo Meloni continua a fare piccoli spostamenti.
Centimetri, millimetri a volte, ma percepibili.
D’altra parte sulla Groenlandia anche la presidente del Consiglio italiana si è sentita spinta a un bivio pericoloso, nonostante sia la più vicina a Trump tra i leader dei Paesi fondatori dell’Ue. Non solo: rispetto al Board of peace, quel «mi spiace ora non possiamo» recapitato con gentilezza al tycoon rappresenta un fatto oggettivo in grado di separare un “prima” e un “dopo”, anche se la volontà è di non accentuarne il significato.
Sbaglia però chi pensa che di qui a breve la premier italiana possa assumere toni “alla Macron”. Non è nemmeno lontanamente pensabile. Anche perché un’alternativa strategica c’è, ed è l’asse con il cancelliere tedesco Merz.
Il vertice intergovernativo Italia-Germania previsto oggi a Roma giunge perciò quasi provvidenziale per la leader italiana. E non è certo un caso che ieri, a Bruxelles, prima che iniziasse il Consiglio d’emergenza, i due leader abbiano avuto un bilaterale. Evidente il tentativo di governare con cautela ed evitando escalation incontrollabili quel processo, comunque inevitabile, con cui l’Europa deve far fronte alle minacce di Trump. Inoltre, Merz e Meloni rappresentano insieme quel “centrodestra europeo” – Ppe più Conservatori – che spesso fa capolino nelle votazioni dell’Europarlamento sui temi più delicati. Un fronte politico cui Ursula von der Leyen non disdegna di appoggiarsi quando sa di dover far fronte a resistenze interne al Pse. Insomma, a fronte del pressing nazionale ed europeo che riceve («Prendi posizione su Trump!»), Meloni risponde con una sterzata verso Berlino, che le consente allo stesso tempo di accentuare una postura europea senza rinnegare tutto d’un colpo le fascinazioni trumpiane. Certo, questo le costerà qualche “meme” (riaffioreranno i ricordi di quando imputava a Draghi di ridurre la politica estera a «foto con Macron e Scholz», o di quando si prodigava in intense difese di Orbán), ma il gioco potrebbe valere la candela. D’altra parte, anche Merz punta a un asse con l’Italia, al punto di aver annunciato il varo di un pacchetto per cambiare l’Ue, siglato insieme a Meloni, con punto principale la sburocratizzazione. Anche se forse la vera svolta sarebbe un’altra: se Merz convincesse Meloni a cambiare idea sul diritto di veto, si comporrebbe un pacchetto di testa di Paesi autorevoli davvero disposti a riformare l’Unione e renderla protagonista.




