
La fotografia di strada che incontra la società
30 Novembre 2025
Addio a Tom Stoppard, genio del teatro
30 Novembre 2025Novecento tedesco «Lavoro intellettuale e lavoro manuale» di Alfred Sohn-Rethel, da PGreco con varianti e testi di Rovatti e Negri
Walter Benjamin scriveva che la vita delle opere trova nelle traduzioni «il suo ultimo e più pieno dispiegamento». Potrebbe valere anche per nuova traduzione integrale (a cura di Gianluca Pozzoni e Gabriele Schimmenti, PGreco, pp. 334 € 26,00) di Lavoro intellettuale e lavoro manuale di Alfred Sohn-Rethel, dove sembra dispiegarsi nella maniera più completa tutta la densità storica e teoretica di quest’opera, connotata da una lunga stratificazione compositiva e da una vivace ricezione. Prima edizione italiana ad accoglierne tutte le diverse versioni, essa è il frutto di un poderoso lavoro filologico ed editoriale, che offre finalmente al lettore italiano gli strumenti necessari per orientarsi tanto nel suo contenuto, quanto nelle sue ricadute critiche. Corredato da una ricca e precisa introduzione dei curatori, il volume include non solo i testi critici di Pier Aldo Rovatti e Toni Negri – che avrebbero dovuto accompagnare la prima edizione italiana del 1977 – ma anche le varianti e le appendici apposte dall’autore nelle diverse edizioni.
Di questa opera, che condensa gli sforzi teoretici di una vita intera, le prime idee germinano in Sohn-Rethel già negli anni ’20, quando, reduce da studi universitari in economia e dalle lezioni di Cassirer sui Prolegomeni kantiani, si trova nella Napoli frequentata in quegli anni da Walter Benjamin, Ernst Bloch, Theodor W. Adorno e Siegfried Kracauer.
In questo vivace ambiente umano e geografico, lo studio del Capitale di Marx e i problemi epistemologici posti da Kant giungono a un primo tentativo di sintesi originale nell’idea che dominerà i suoi sforzi teoretici da quel momento in poi: l’idea, semplice e rivoluzionaria, che tra forma merce e forme conoscitive esista un nesso costitutivo e materiale.
Sohn-Rethel parte dall’analisi di quel dominio dell’astratto che, secondo Marx, caratterizza la vita materiale degli individui e delle classi nella società capitalista. L’astrazione di valore non si può, per lui, ridurre alla semplice operazione cognitiva che trasforma il tempo di lavoro in valore monetario, ma va compresa nei termini di quella che chiama «astrazione reale»: un processo di formalizzazione capace di determinare materialmente le relazioni sociali. Per Sohn-Rethel questa astrazione è già lo scambio monetario che implica quella separazione tra lavoro intellettuale e lavoro materiale e che, nel capitalismo, coincide con il dominio illimitato del primo sul secondo.
È la dinamica dello scambio – che come tale precede l’affermazione del capitalismo – a costituire per Sohn-Rethel il paradigma materiale e storicamente determinato dell’«astrazione del pensiero»: il feticismo delle merci, eletto nel capitalismo a dispositivo sociale universale, e la scienza moderna formalizzata matematicamente non ne rappresentano che l’esito più compiuto. Il capitalismo viene quindi interpretato come l’assunzione integrale del principio di scambio e come la sua estensione a ogni ambito della vita.
L’intuizione di Sohn-Rethel avrà delle ricadute dirompenti: non solo, attraverso Adorno, sulla teoria critica e sulla Neue-Marx-Lektüre ma, più in generale, su tutte quelle analisi del capitalismo avanzato in cui viene riconosciuta l’importanza del lavoro cognitivo. L’assunzione di un nesso non solo materiale ma anche costitutivo tra forme epistemiche e forma merce, tra dinamica di mercato e astrazione di pensiero, pone però un problema: se le categorie del sapere sono storicamente determinate dalla forma merce, ciò significa che dobbiamo considerare come altrettanto contingenti anche quelle stesse categorie di cui ci serviamo per questa analisi. È qui che il carattere a un tempo logico e storico dei concetti costringe ad assumere la verità non più sub specie aeternitatis, ma come «misura dell’estensione e della profondità di ciò che, nello sconvolgimento sociale in corso, deve essere trasformato e liquidato criticamente».
Non è più in gioco, nel pensiero di Sohn-Rethel, la contemplazione dell’eterno e del necessario, bensì quale trasformazione sia possibile.





