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27 Febbraio 2026Rotta su Cuba Lancia con 10 uomini armati fermata a un miglio dalla costa, sparatoria: 4 morti e 6 feriti. Qualcuno vuol far precipitare il conflitto
La notizia è stata data nel corso della Mesa redonda mercoledì pomeriggio. Un comunicato del ministero dell’interno riferiva di una lancia veloce con matricola della Florida intercettata nelle acque territoriali cubane di fronte alle coste della provincia di Villa Clara.
Dall’imbarcazione hanno aperto il fuoco, affermava il comunicato. Il guardiacoste cubano ha risposto e nello scontro sono morte quattro persone nella lancia. Sette sono stati i feriti, sei nella lancia e un militare cubano, il comandante dell’imbarcazione.
Tutti le dieci persone a bordo dell’imbarcazione catturata sono cubano-americani, la maggioranza residente in Florida: avevano con se fucili, pistole, mirini di precisione e «artefatti esplosivi di natura artigianale» (molotov) oltre a una sorta di divise. I nomi dei dieci incursori sono stati inviati alle autorità della Florida. Tra questi, due erano ricercati dalle autorità cubane per una loro attività terroristica («in base alla definizione e alle regole dell’Onu»). Un’altra persona è stata arrestata in Cuba. Si tratta sempre di un cubano-americano accusato di essersi infiltrato nell’isola proprio per preparare il terreno a una «attività terroristica» dei dieci incursori. Tutti i catturati – afferma il comunicato – hanno ammesso di far parte di un’attività rivolta a destabilizzare il governo cubano mediante atti terroristici.
LA NOTIZIA è stata data poi all’apertura del telegiornale della sera. Senza enfasi e senza accennare ad alcuna reazione proveniente dagli Stati uniti, dove il coro dei superfalchi anticastristi si era già messo in moto, con il testa i due parlamentari cubano-americani, per chiede «che il regime cubano sia ridotto in polvere» e buttato nella spazzatura della storia.
Da parte delle autorità cubane non vi è invece stata alcuna accusa rivolta direttamente al Dipartimento di Stato, ne al Pentagono o alla Cia. Dunque si è cercato di accreditare che si sia trattato di un’azione di aggressione a Cuba preparata alll’interno del movimento storico anticastrista della Florida.
La situazione di tensione con l’Amministrazione Trump è già drammatica dopo l’intervento armato statunitense in Venezuela lo scorso 3 gennaio. Le ceneri dei 32 militari cubani di scorta al presidente Maduro uccisi dalla Delta Force sono ancora ben presenti nella mente di molti, specie nelle forze armate rivoluzionarie. Una cautela ben motivata, dunque, per evitare di dare occasione a chi nell’altra sponda del Golfo di Florida reclama un intervento armato contro il governo cubano. Lo scopo è evidente, non allarmare la popolazione ma nel contempo dimostrare che non vi saranno cedimenti da parte delle autorità cubane. Il presidente di Cuba Miguel Díaz-Canel ha ribadito con un messaggio su X che il suo governo «non aggredisce e non minaccia» ma che «si difenderà con fermezza e determinazione di fronte a qualsiasi attacco terrorista o mercenario che miri a colpire la sua sovranità».
LA DIPLOMAZIA dell’isola – in questi giorni il ministro degli esteri Bruno Rodríguez è a Roma – è invece impegnata a trovare una sponda internazionale per impedire un esito drammatico della crisi. Rodríguez ha ripetuto la disposizione da parte di Cuba di dialogare con Washington su qualsiasi tema, con la condizione però che venga rispettata la sovranità cubana. In questa direzione vi sono stati contatti con il Vaticano che in passato è già intervenuto come mediatore presso le autorità degli Stati uniti. La più nota mediazione è stata quella di papa Francesco per rendere possibile la visita a Cuba dell’allora presidente Barack Obama. La situazione comunque è assai critica: la prossima prova sarà all’arrivo di una petroliera russa con a bordo 200mila barili di greggio. Secondo l’esperto cubano-americano Jorge Piñon (dell’Università del Texas) è attesa da ben quattro guardiacoste degli Usa.
IERI MATTINA comunque l’Avana presentava il volto di sempre: molta gente nelle strade impegnata a attività legate alla sopravvivenza e ridotta a piedi dalla drammatica assenza di trasporti pubblici a causa della scarsezza di carburante.
PER LA STESSA RAGIONE si susseguono i black out (apagones) che sono di varie ore ma che non seguono una vera programmazione: quando il carico è eccessivo arriva a tradimento l’apagon e nessuno sa di preciso quando tornerà la corrente. In alcuni quartieri di periferia, come all’Avana dell’Est, è ripresa la vendita (con la libreta) del gas in bombole di fronte a enormi code di gente munita di carrelli di fortuna per trasportare l’agognato gas liquido per cucinare. Che spesso rimane un desiderio, mentre nell’aria si avverte ormai l’odore della legna o del carbone, accesi appunto per poter cuocere il cibo.





